Giovedì, 11 Settembre 2014 00:00

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 Una spiegazione scientifica

Di sessi non ce ne sono due, ma almeno sette


(liberamente tratto dal primo capitolo de "Il Fenomeno Transessuale" di H. Benjamin).

Cos'è il sesso di una persona ? E il suo genere ?
Il sesso ha anche a che vedere con la sessualità, con i gusti e le preferenze sessuali; il genere è legato al lato asessuale del sesso e indica l’appartenenza, convenzionalmente attribuita, a determinate categorie identificate in base al proprio sesso.

E se quindi per il dizionario sesso è sinonimo di genere, come disse un tale, il genere è sopra e il sesso e sotto la cintola. Ecco che mentre gli omosessuali sentono di appartenere al genere maschile, hanno preferenze sessuali nei confronti di persone dello stesso genere; i travestiti, e in special modo i transessuali, si sentono appartenere al genere opposto indipendentemente dai loro gusti sessuali e indipendentemente dal loro sesso (addirittura i transessuali modificano il loro corpo e il loro sesso). C’è da sottolineare il fatto che il sesso, come concetto sinonimo di genere, può assumere almeno sette significati:
1) sesso cromosomico anche detto non propriamente sesso genetico: lo sapevate che l’ovulo materno ha alla fine della catena del suo DNA un cromosoma X e quello paterno ha a volte un cromosoma Y (per cui dall’unione nasce un maschio che nel DNA ha alla fine cromosomi XY) o un cromosoma X (in tal caso la nascitura avrà sesso femminile con cromosomi finali XX). E’ proprio vero che allora Eva è stata generata da una costola di Adamo (la costola X) e che quindi in Adamo c’è anche un po’ di Eva ? Ironia a parte i problemi potrebbero esistere per chi ha anormalità alla fine della catena del tipo XXY o XXYY, o addirittura XXXXY: dal punto di vista cromosomico o cromatino non sono né maschio né femmina. Potrebbero nascere ermafroditi, intersessuati come oppure delle persone di sesso maschile o femminile perfettamente normali.
2) sesso anatomico (o morfologico) costituito dall’insieme dei caratteri sessuali primari (testicoli e ovaia) e secondari (pene, scroto, prostata, vagina, seni, nonché voce e aspetti psicologici - aggressività, mitezza, etc.).
3) sesso gonadico (o genitali) si riferisce all’attribuzione dei soli caratteri sessuali primari.
4) sesso legale o genitale che viene individuato alla nascita con l’individuazione dell’organo maschile o femminile.
E’ chiaro che per le ultime tre concezioni di sesso potrebbero esistere individui che hanno caratteri sessuali di entrambi i sessi e che non rientrerebbero in nessuna delle due categorie o che hanno delle deformazioni e che, quindi, non potrebbero dirsi né maschi né femmine o che vengono, erroneamente all’inizio, inquadrati come maschi o come femmine. Diciamo che il nascituro è detto maschio se ha una prevalenze di caratteri sessuali maschili, femmina se ha una prevalenza di caratteri femminili.
5) sesso endocrino è quello legato alla presenza di ormoni maschili nell’uomo (androgeni) e femminili nella donna (estrogeni) da cui deriverebbe virilità e femminilità. Anche per il sesso endocrino potrebbero sussistere dei casi in cui nell’uomo si rintracciano piccole quantità di estrogeno e nella donna quantità di androgeni: per cui si a dal punto di vista anatomico che endocrino si è maschi o femmine per le strutture o gli ormoni dominanti.
6) sesso psicologico è la natura della mente e dell’anima di una persona: quando sesso fisico e psicologico coincidono allora non si hanno problemi altrimenti si creano delle disforie.
7) sesso sociale che si combina con quello di assegnazione all’origine e di educazione nell’infanzia è quello che gli altri vedono nella persona.
Tutte queste accezioni di sesso, permettono due asserzioni:
- a parte il sesso cromosomico, da tutti gli altri punti di vista, il sesso di una persona può cambiare;
- a parte per il sesso cromosomico, ma anche lì ci sono delle eccezioni, non si può dire che una persona è di sesso femminile o maschile al 100 % perché per ogni aspetto potrebbe avere caratteri sessuali dell’altro sesso. La sua appartenenza ad una o all’altra categoria viene data dalla prevalenza ora dell’uno ora dell’altro carattere sessuale.
In queste sette nozioni di sesso è compresa quella di genere (quello psicologico e quello sociale) ma non si parla di tendenze, di gusti, di preferenze sessuali: quelli che potremo dire definire la sessualità di una persona.
In merito una netta distinzione tra eterosessuali e omosessuali sarebbe nettamente riduttiva e assai semplificatrice: come per il concetto di maschio e di femmina non esistono solo eterosessuali od omosessuali puri ma anche bisessuali. In merito gli psicoanalisti fanno riferimento ad una sessualità simile a quella di un bambino, cioè non ancora matura: il polimorfismo perverso: l’omosessualità, la bisessualità, il sadomasochismo e i feticismi rientrerebbero in questa sessualità infantile degli adulti. A volte il fenomeno del travestitismo potrebbe avere la stessa natura assumendo la forma di quella che per gli psicoanalisti è una patologia. Invece, a volte, potrebbe essere una manifestazione di una parte del genere opposto che è nella persona: e qui il travestitismo sarebbe più da inquadrare nel fenomeno della disforia del genere che delle devianze sessuali.
Il punto è che, se da una parte il maschio "deve" avere conformazione e voce maschili, copiosa immissioni di androgeni, potenza soddisfacente e quantità di sperma tale da assicurare la fecondità, attrazione per la donna, orrore per gli abiti femminili, dall’altra la femmina "deve" presentare un quadro opposto, si sposa ed ha bambini, veste e si trucca onde attrarre l’uomo: tutti gli individui che non rientrano in queste categorie, per via della natura (alla nascita o in seguito accidentalmente) o della società stessa (ambiente, cultura) vengono discriminati dalle leggi, dalle convenzioni, dalla gente. Troviamo tra di essi transessuali, travestiti, eunucoidi, omosessuali, bisessuali, ed altri deviati. Trovo che la netta distinzione tra maschi e femmine e il forte antagonismo che si instaura tra i machi anche per la conquista delle femmine, potrebbe esser di per sé motivo di ricorso al travestitismo per quelle persone che vengon fatte sentire non adeguatamente maschietti (e ciò avviene particolarmente in alcune società dove esiste il mito del supermaschio e dove sono presenti fenomeni di complessi di inferiorità): probabilmente se non esistesse questa netta differenza tra le categorie e non esistessero le discriminazioni, molti travestiti non avrebbero ragione di esistere 

Travestitismo, transessualismo ed omosessualità
(liberamente tratto dal primo capitolo de "Il Fenomeno Transessuale" di H. Benjamin).

Travestitismo come diagnosi medica fu probabilmente impiegato per la prima volta dal sessuologo tedesco dottor Magnus Hirschfeld nel secondo decennio del ventesimo secolo. La sua opera più famosa è Die Transvetiten. Eine Untersuchung uber den erotischen Vorkleidungstrieb, Ferd. Spohr Verlag, 1925. Oggi il termine è più noto nella letteratura sessuologica, indicando il desiderio di alcuni individui - uomini assai più spesso che donne - di indossare gli abiti del sesso opposto. Pertanto lo si definisce anche come "inversione di abbigliamento " (cross-dressing).
Parecchi autori che trattano l’argomento si riferiscono al travestitismo come ad una deviazione sessuale, e talora come ad una perversione. Non lo è necessariamente. Essa può essere anche il risultato di un "disagio di genere" e fornire un sollievo ed un piacere puramente emozionali, senza stimoli sessuali coscienti, questi orfiriamente sopravvenendo soltanto in un secondo tempo.
Lo Hirschfeld e i suoi discepoli osservarono parecchie di queste persone nell’Istituto di Scienza Sessuale ch’egli aveva a Berlino, in Germania. Questo memorabile istituto, col suo famoso e ricco museo, la clinica e la sala di lettura (Haeckel Saal), venne distrutto dai nazisti poco prima della loro ascesa al potere (1933). (Questa distruzione avvenne poco dopo l’uscita del primo ed unico numero di Sexus, rivista sessuologica internazionale, che fu pubblicato dallo Hirschfeld mentre si trovava fuori dalla Germania). Si disse che gli schedari riservati dell’Istituto contenevano una tal quantità di elementi su cospicui personaggi del Nazismo, antichi pazienti dello Hirschfeld, da lasciar persistere una costante minaccia di rivelazioni. Benjamin visitò Hirschfeld e il suo istituto e incontrò anche dei travestiti notando che erano lì molto raramente per farsi curare ma, generalmente, per procurarsi con l’aiuto dello Hirschfeld un permesso del Dipartimento della Polizia di Berlino per indossare abbigliamenti femminili e così comparire in pubblico. Nella maggior parte dei casi questo permesso veniva concesso, perché questi pazienti non avevano affatto intenzione di commettere un crimine "mascherandosi" o "camuffandosi"; l’abbigliamento" era considerato benefico alla loro salute mentale.
Havelock Ellis propose, per indicare il medesimo stato, l’uso del termine "eonismo", dal nome del cavalier d’Eon de Beaumont, un noto travestito della corte di Luigi XV. In tal modo l’Ellis volle addurre un termine che fosse in analogia con quelli di sadismo e masochismo, egualmente tratti dai nomi di famosissimo esponenti delle rispettive deviazioni, il marchese francese Donatien de Sade e lo scrittore austriaco Leopold von Sacher-Masoch.
A causa dell’assai più tollerante moda femminile (per cui una donna che si veste da maschio non desta particolare clamore) e per altre ragioni, il problema del travestitismo concerne quasi esclusivamente gli uomini, nei quali il desiderio di invertire l’abbigliamento è spesso congiunto con altre deviazioni, il narcisismo, il desiderio d’essere legato o, in un modo o nell’altro, umiliato (masochismo). 

Il rapporto con l’omosessualità
La scala di Kinsey fu introdotta nell’opera monumentale Il comportamento sessuale dell’uomo di Kinsey, Pomeroy e Martin, come un con metro dinamico per misurare il comportamento sessuale dell’uomo che varia da 0, per le persone eterosessuali, a 6 per le persone omosessuali e un certo numero di stadi intermedi: un tre sarebbe una persona bisessuale che può essere sessualmente eccitata, allo stesso modo, da membri di entrambi i sessi; gli altri gradi (uno, due, quattro e cinque) indicano e diagnosticano gli stadi rispettivamente intermedi.
Secondo Kinsey gli uomini che hanno un quoziente pari a 6 nella sua scala sono il 4% della popolazione maschile. Il 50 % dei maschi ha un quoziente pari a 2. Il restante 46 % si impegna in ambo le attività eterosessuale ed omosessuale, ovvero reagisce a persone di entrambi i sessi nel corso della sua vita adulta.
Potremmo definirli bisessuali.
E’ strano, nota Benjamin che mentre dal punto di vista fisico venga utilizzato il termine "intersessuato" mentre per quanto riguarda l’aspetto psicologico, gli studiosi non ricorrano ad un termine analogo.
Comunque un riferimento per distinguere, nei rapporti sessuali, l’omosessuale dal transessuale e dal travestito è il ruolo e l’importanza che ha il partner.
Per un omosessuale l’attività sessuale non si può avere senza un partner maschio: è un fattore primario. L’omosessuale è un uomo e non desidera essere qualcos’altro: è semplicemente eccitato sessualmente da un altro uomo; anche quando sia della varietà effeminata, egli è ancora in armonia col suo sesso e col suo genere maschili.
Travestiti e transessuali non sono in tale armonia.
Il travestitismo è un atto solitario che non richiede assolutamente nessun partner; le relazioni sessuali spesso sono con una donna, quando avvengono con un maschio generalmente vedono il travestito in posizione femminile nel coito. Vi sono degli omosessuali che ricavano una soddisfazione emotiva dall’inversione di abbigliamento; può essere una questione semantica considerarli "travestiti omosessuali" ovvero "omosessuali travestitistici". Essi semplicemente desiderano per il loro piacere sessuale sia l’inversione di abbigliamento sia un partner del medesimo sesso. Non è escluso che l’omosessuale travestito utilizzi il suo organo maschile anche sull’altro uomo e si eccitino al di là dell’inversione di abbigliamento.
Nel transessualismo l’obiettivo principale è la trasformazione sessuale: un partner sessuale maschile può poi esser desiderato più o meno urgentemente, ma è un fattore secondario, spesso tutt’altro che indispensabile e nient’affatto costante. Esistono dei casi di transessuali che sentono il loro essere donne e sono attratte dalle donne: in tal casi pur essendo in presenza di rapporti eterosessuali si dovrebbe parlare di rapporti lesbici (anche perché le pratiche sessuali tra una donna e una trans lesbica sono tipicamente quelli tra due donne lesbiche). Nel caso una transessuale che si senta donna venga attratta da un uomo non si può che parlare di rapporti eterosessuali perché si tratta di relazioni di una donna con un uomo.
Nel bisessualismo siamo in presenza di un maschio che viene attratto ora dagli uomini (comportandosi e sentendosi un uomo) sia dalle donne (comportandosi da eterosessuale)
Né l’omosessuale né il bisessuale sono dei disorientati di ruolo riguardo al sesso e al genere. Anche quelli conosciuti come "regine", che sono il tipo effeminato di omosessuali", di regola si abbigliano per opportunità, senza necessità emozionale e senza avere alcun desiderio di cambiare il loro sesso.
Riassumendo ecco i tipi di rapporto che si possono instaurare tra un maschio, un travestito ed un transessuale con un partner maschio.
Maschio - Maschio = rapporto omosessuale o bisessuale
Travestito - Maschio = rapporto omosessuale, bisessuale o eterosessuale
Transessuale - Maschio = rapporto eterosessuale
Charles Prince, formula una teoria psicologica di tutte e tre le devianze (non considera il bisessualismo): essa concerne l’identificazione del bambino col genitore sbagliato, in particolare del maschietto con la madre o con un altro personaggi femminile. Egli dice (Homosexuality, Transvetism and Transessualism, in Amer. J. Psychoterapy, gennaio 1957): "Coloro che furono impressionati da donne nel loro aspetto sessuale sono probabilmente destinati ad esprimere la loro femminilità in un comportamento sessuale e diventano omosessuali; coloro che si fissarono sull’aspetto psicologico pretendono d’essere donne in un corpo maschile e di sentire come donne. Questi aspirano ad un’operazione chirurgica che li eviri ridurre il loro corpo in conformità con la psiche: sono i transessuali. Infine, coloro che si irrigidirono sull’aspetto sociale delle donne aspirano ad emularle manifestando la loro femminilità che vuol dire abiti, ornamenti, acconciature, affezioni, ecc; quelli di questo tipo divengono travestiti". 

Il Travestitismo contrapposto al transessualismo
Il travestitismo è un fatto piuttosto frequente, benché sia impossibile quanti travestiti vi siano. Negli Stati Uniti, gli studiosi della materia, hanno fornito delle stime che vanno dalla decina di migliaia al milione. Molti travestiti sono ignoti come tali, indulgendo al loro hobby nell’intimità delle loro case ed essendo noti forse soltanto ai loro più stretti congiunti, talora soltanto alle loro mogli. Altri sono assai attirati dall’andare in giro "abbigliati", onde essere considerati delle donne dagli estranei in pubblico; essi possono esporsi ad essere scoperti ed arrestati (vedi consigli e notizie utili), ma per alcuni di loro questo pericolo rappresenta un’ulteriore attrattiva. Altri possono vivere come donne, in tutto e per tutto, la loro vera condizione venendo scoperta talora solo dopo la morte.
La maggioranza dei travestiti è manifestamente eterosessuale, ma molti possono essere bisessuali latenti. Essi "sentono" da uomini e sanno di essere uomini, sposano e mettono su famiglia; alcuni di loro, tuttavia, in special modo quando sono "abbigliati" possono, nel quadro del ruolo femminile, reagire da omosessuali alle attenzioni dell’ignaro uomo normale. Il matrimonio del travestito è compromesso frequentemente, in quanto solo un numero relativamente piccolo di mogli riesce a tollerare di vedere il marito in acconciatura femminile. La donna eterosessuale media pretende un uomo per marito, non uno, che sembra una donna; ma, abbastanza spesso, mutue concessioni han preservato tali matrimoni, soprattutto per riguardo ai figli.
Il transessuale è profondamente infelice quale membro del sesso (o genere) cui fu assegnato dalla struttura anatomica del corpo, e dei genitali in particolare. Si evitino fraintendimenti: costui non ha nulla a che fare con l’ermafroditismo; il transessuale è fisicamente normale (benché occasionalmente sottosviluppato). Queste persone possono alleviare un poco la loro infelicità indossando vesti del sesso opposto, vale a dire con l’inversione d’abbigliamento, e quindi sono pire travestiti; ma mentre "abbigliarsi" riesce a soddisfare il vero travestito (il quale è contento del suo sesso morfologico), è cosa soltanto incidentale, e nulla più d’un parziale e temporaneo rimedio, per il transessuale. I veri transessuali sentono di appartenere all’altro sesso, desiderano d’essere e operare come membri del sesso opposto, non d’apparire tali soltanto; per essi i loro organi sessuali, tanto primari (testicoli) che secondari (pene e gli altri), sono deformità disgustose che devono essere trasformate dal bisturi del chirurgo. Il travestito generalmente vuole essere lasciato in pace; egli non chiede nulla alla medicina, salvo che voglia uno psichiatra che provi a curarlo.
Il rapporto tra travestitismo ed il transessualismo possono comunque essere considerati sintomi o sindromi d’una stessa condizione psicopatologica di fondo, cioè di disorientamento ed incertezza di ruolo relativamente al sesso e al genere. L’inversione di abbigliamento praticamente si verifica (con qualche eccezione) in tutti i transessuali, mentre aspirazioni transessuali non sono evidenti (sebbene possano essere latenti) nella maggior parte dei travestiti. Sembra che dipenda da quanto profondamente sesso e genere sono disturbati, monche dal carattere congenito ed acquisito delle ragioni per cui lo sono, se abbia ad emergere il quadro clinico del travestitismo o del transessualismo. 

Una classificazione del fenomeno
Benjamin ripartisce i travestiti (intendendo tutti coloro che si abbigliano con abiti del sesso opposto) in tre gruppi:
1) Gli "abbigliati" a cui piace andare in giro travestiti ed esser presi per donne. Essi desiderano che glie lo si lasci fare, ed il loro conflitto è con la società e la legge. I più sentono, vivono e lavorano da uomini, e conducono una normale vita eterosessuale, spesso come mariti e padri.
2) Il secondo gruppo rappresenta uno stadio più grave di disordine emozionale, che potrebbe essere interpretato come uno stadio intermedio fra travestitismo e transessualismo: questi pazienti possono oscillare tra i due nelle loro emozioni. Essi abbisognano di qualcosa di più del semplice "abbigliarsi" per placare il loro sesso psicologico con la sua preminente ed esigente componente femminile; desiderano fare l’esperienza di qualche mutamento fisico recando il loro corpo ad una più stretta somiglianza con quello femminile, benché rifuggano spaventati dalla chirurgia e dalla modificazione dei loro genitali; un tal desiderio, tuttavia, può avere la sua parte nelle loro fantasie e nei loro castelli in aria. Come per quelli del primo gruppo per costoro il pene è ancora un organo di piacere, nella maggioranza dei casi per la masturbazione soltanto. Ricercano un grado di ginecomastia (sviluppo del seno). La psicoterapia è indicata, ma i pazienti la rifiutano o non riescono ad avvantaggiarsene e la classe medica, spesso, non sa che fare per loro, salvo respingerli come pazienti o spedirli dallo psichiatra come "casi mentali".
3) Il terzo gruppo è quello del transessualismo pienamente sviluppato.
Dal punto di vista dei comportamenti sessuali, la scelta del partner è variabile. Una quantità di travestiti sono bisessuali: come uomini possono essere attratti dalla donna. Quando si abbigliano possono essere eccitati dall’uomo; un incontro occasionale può essere decisivo E’ frequente un percorso che inizia con il travestitismo senza desiderare il cambiamento di sesso e finisce come transessualismo e con il volere la riassegnazione di sesso. Il caso opposto è raro ma si verifica: un travestito del secondo gruppo o un transessuale, sotto trattamento o per l’ influenza di una persona del sesso opposto (la ragazza giusta) tornano all’eterosessualità e alla vita normale.
All’interno del primo gruppo Benjamin inoltre identifica tre tipi di travestitismo a seconda della prevalenza della disforia di genere o della devianza sessuale. E all’interno del terzo gruppo Benjamin distingue i transessuali di moderata da quelli ad alta intensità.
Così i sei tipi di travestitismo-transessualismo di Benjamin ben si adattano ai sette gradi della scala di Kinsey (il settimo tipo per Benjamin è il maschio eterosessuale). Combinando in una matrice i sei tipi di travestiti-transessuali e misurandone il grado della scala di Kinsey, Benjamin per ogni tipo prende in considerazione altri parametri (oltre la scala di Kinsey): il genere sentito; abbigliamento abituale e la vita sociale; scelta dell’oggetto e vita sessuale; interesse per l’operazione di conversione; interesse per il trattamento estrogenico; interesse ed effetto della psicoterapia; osservazioni sul tipo. Questa matrice viene definita Scala d’Orientamento Sessuale (S.O.S.)

Gruppo I:

- pseudo travestito
- travestito feticista
- vero travestito

Gruppo II:

- transessuale non d’interesse chirurgico

Gruppo III:

- transessuale di moderata intensità
- transessuale ad alta intensitàLo pseudo travestito si manifesta con una sporadica inversione di abbigliamento che non trova motivi sessuali o di genere: si tratta di persone che hanno spesso una vita familiare e che talvolta presentano in giovane età una forma di bisessualità. Il travestirsi può aiutarli meglio, quando sono abbigliati, a rapportarsi con i membri del proprio e dell’altro sesso. Tra questo gruppo potremmo includere dai professionisti dell’abbigliamento femminile che lavorano nel campo dell’intrattenimento, quando non hanno tendenze travestitistiche di altra natura o omosessuali. Tra questi ultimi vi sono quelli che vanno a caccia dell’uomo mascherandosi da donne: molti praticano anche la prostituzione.
Il travestito feticista ordinariamente comincia, spesso ancora nella fanciullezza, come un morboso interesse per un particolare oggetto del guardaroba femminile (generalmente ella madre o della sorella maggiore, quelli più facilmente accessibili, non dunque per implicazioni incestuose). Si tratta di mutandine, calzoncini, busti reggiseni, camicie da notte ed altri indumenti, ma anche di scarpe (specialmente con il tacco alto), calze e guanti; questi oggetti servono spesso alla masturbazione. Un profondo studioso del travestitismo, attingendo all’esperienza personale e ad intime conversazioni con altri travestiti, ha distinto queste caratteristiche feticistiche in "esterne" ed "intime": le "esterne" cominciano dalle scarpe, le "intime" dai capi di biancheria. Sempre più numerosi articoli de vestiario femminile possono diventare feticci in seguito oltre alle preferenze "esterne", portando gradualmente alla completa realizzazione del travestitismo femminile, con "totale imitazione della donna nella pettinatura, nell’abbigliamento e nel trucco". Il gruppo "intimo" dei travestiti si abbiglia in costume completo meno frequentemente, ma vive nella maniera degli altri uomini, solo indossando costantemente qualche indumento femminile, come mutandine, o reggiseno, sotto il normale vestiario maschile. Senza di ciò la frustrazione di queste persone può divenire pressoché intollerabile.
Il vero travestito è vero perché l’inversione di abbigliamento è il principale se non unico sintomo della deviazione. Queste persone si abbigliano a causa di un forte, talora irresistibile impulso emotivo che - a dir poco - incorpora degli inconfondibili motivi sessuali; alcune possono essere assimilate ai tossicomani, il loro bisogno di abbigliarsi aumentando man mano che aumentano gli abbandoni in esso.
Il vero travestito maschile in questione può essere detto periodico o, in altri casi, parziale, qualora si abbigli soltanto in certe più o meno frequenti occasioni, o qualora semplicemente indossi qualche capo di vestiario femminile sotto gli abiti maschili. Sarà costante qualora viva interamente come una donna.
La cosa può concernere tanto il maschio quanto la femmine. Il travestitismo femminile sembra esser raro e di consistenza piuttosto dubbia; le acconciature delle donne son tali da permettere al travestito femminile di indulgere al suo desiderio di portare abiti maschili senza dar troppo nell’occhio: la sua deviazione viene considerata semplicemente indizio d’arroganza, laddove il travestitismo maschile è per molti biasimevole in quanto, a loro giudizio, mortifica.
Del travestitismo si ha notizia nel corso di tuta la storia, e non è limitato a qualche razza o gruppo razziale, né a qualche strato della società. Un competente studioso del travestitismo, e travestito egli stesso, che scrive sotto il nome di "Janet Thompson", dice: "Sembra che si sviluppi su tutto un arco di famiglie che va da quelle manifestamente godenti, dal punto di vista affettivo e finanziario, d’una ben equilibrata sicurezza, sino alle famiglie insicure, impoverite e spezzate. Né un particolare stato economico, sociale o coniugale della famiglia, né un tipo di carriera può essere indicato come particolarmente contribuente allo svilupparsi del travestitismo.
Il transessuale non d’interesse chirurgico, o transessuale latente, viene spinto più che da stimoli sessuali, da una tendenza transessuale manifestata in età precoce (5 o 6 anni) e si connota quindi per la debolezza d’impulsi sessuali e l’insoddisfazione di genere. Spesso dal travestito feticista si evolve verso il tipo transessuale latente che si potrebbe manifestare con un abbandono degli interessi feticisti e un interesse per un completo abbigliamento femminile ad cui si ricava una soddisfazione emotiva più che sessuale. 

Le radici sessuali del travestitismo
Le ragioni sessuali del travestitismo maschile sono particolarmente evidenti nei primi stadi dell’iter trasvestitistico. Nessun clinico esperto può mettere in dubbio radici sessuali nella gran maggioranza dei travestiti: pertanto nella più grande della letteratura medica si parla del travestitismo, forse non troppo felicemente, come di una deviazione o di un’inversione sessuale. Gli speso ammessi atti masturbatori durante o dopo il festino travestitistico confermano questa veduta; i frequentemente riferiti sentimenti di colpa e disgusto che ne conseguono, accompagnati da purificazioni - vale a dire, eliminazione dell’abbigliamento femminile -, parimenti indicano la natura fondamentalmente sessuale del travestitismo. Nei rapporti eterosessuali (e in maggioranza i veri TV sono chiaramente eterosessuali; alcuni possono essere bisessuali), spesso la potenza può essere assicurata solo dall’abbigliamento parziale", ad esempio, con una camicia da notte femminile. E’ indubbiamente esatto che molti TV, in età avanzata, si "abbigliano" più per sollievo emotivo che per coscienti ragioni sessuali; ma va ricordato che in molti TV è presente la tendenza a minimizzare la natura sessuale del "loro" capriccio perché vogliono conformarsi alla moralità, vale a dire, all’atmosfera anti-sessuale della nostra cultura. Tra gli autori attuali, acceso sostenitore d’una pretesa non sessuale di travestitismo è Ph. D. Charles Prince, che è egli stesso un travestito; questi vorrebbe veder rimpiazzato il termine travestitismo da quello di "femifilia", indicante l’amore delle cose "femminili", e ritiene che in tal modo gran parte della connessione tra travestitismo e sesso risulterebbe eliminata. Delle sue concezioni si dovrà discorrere più avanti. Il già menzionato Janet Thompson, osservatore notevolmente acuto, non nega le radici sessuali della turba, ma aggiunge queste parole: "Il travestitismo rientra nella categoria dei problemi di comportamento più che in quella dei problemi sessuali, nella quale generalmente lo si classifica".
Precedenti autori europei che trattano l’argomento, come i sessuologi Krafft-Ebing, Havelock Ellis, Hirschfeld, Moll, Bloch, Rohleder e d’altri, hanno registrato numerosi tipi di travestiti in relazione alle loro tendenze sessuali (senza guardare al genere sentito) e alle deviazioni:
- eterosessuale, che non presenta devianze e che ha rapporti solo con persone del sesso opposto;
- omosessuale, che ha solo rapporti sessuali con persone del proprio sesso;
- bisessuale, che ha rapporti sessuali sia con donne che con uomini;
- automonosessuale (autoerotico), che si abbiglia eccitandosi e raggiungendo il piacere solo con la masturbazione;
- narcisista, che oltre a trascorrere un’insolita quantità di tempo dinanzi allo specchio, ammirando la propria immagine muliebre, continuamente rivestendosi ed adornandosi con gran copia di gioielli, e che sono realmente "innamorati" di se stessi come si dice che lo fosse il classico Narciso. Un’esagerata vanità femminile può dar conto degli stessi atti, ed anche il diletto provato a farsi fotografare in pose di tutti i generi per mettere in mostra i loro nuovi abiti, le parrucche e le pettinature;
- feticista, che ricerca il piacere e l’eccitazione negli indumenti e negli oggetti femminili che si vogliono indossare in misura sempre maggiore e frequente;
- sadomasochista: la più pericolosa forma è nella bramosia è di essere "legati", eventualmente con tentativi di auto-strangolamento. E nessuno può dire quante volte tali tentativi possano andare appena un po’ oltre, o contribuire ad andare appena un po’ oltre, sicchè suicidi misteriosi e inspiegati fanno titolo; la flagellazione è in certi casi richiesta da travestiti che si recano in acconciatura femminile da prostitute, o che vogliono "abbigliarsi" a casa di queste ed aver con loro semplicemente una "conversazione femminile", cioè da "ragazza a ragazza". Alcuni travestiti con inclinazioni masochistiche vogliono, nel contempo, essere umiliati: indossano abiti da donna di servizio e vogliono ricevere ordini relativi a lavare, pulire, strusciare i pavimenti e simili. Essi son pronti a pagar bene per questo genere di "prestazioni sessuali".
In aggiunta ai già menzionati travestiti costanti, parziali e periodici. Tutte le varietà di combinazioni possono verificarsi, e non si danno mai due casi uguali. Ciascun travestito si adegua ad un suo modulo individuale, che non trova posto agevolmente in una classificazione troppo rigida. I travestiti sono effetto della loro costituzione sessuale congenita ed innata, che è limata e modificata da fattori culturali e da condizionamenti infantili; può pertanto prodursi un’estrema varietà di quadri clinici.
Lo Havelock Ellis ritenne che vi fossero due fondamentali gruppi di travestiti: uno che solo "si abbiglia", l’altro che "sente" di appartenere al sesso opposto, pur senza avere alcuna allucinazione quanto alla propria conformazione anatomica. Il Kinsey ed i suoi collaboratori ammettono che il fenomeno si presenti con "molte diverse situazioni e molte diverse origini". L’avvio, la molla dei desideri e degli atti travestitistici può esser duplice: a) feticistico (al secondo posto nella scala d’orientamento sessuale; b) transessuale latente (al terzo posto nella scala). Il primo rappresenterebbe una deviazione sessuale, il secondo anche una disarmonia di genere. 

Altre radici
L’idea che il travestitismo potesse essere una forma latente o mascherata d’omosessualità fu espressa da diversi autori, ma specialmente dallo psicoanalista viennese Wilhelm Stekel (1948), ed ancora sostenuta da qualcuno dei suoi seguaci. La spiegazione sembra abbastanza semplice, ma suona falsa all’orecchio dell’osservatore clinico spregiudicato; anche il Kinsey e i suoi collaboratori la considerano erronea. Vi sono troppi travestiti chiaramente eterosessuali, e non v’è da attendersi nulla di buono dal gravare costoro d’un ulteriore fardello emozionale, l’omosessualità appunto, deviazione che spesso li irrita assai, e che respingono. Ma le teorie psicoanalitiche sono qualcosa di culturale, se non proprio di religione, e spesso completamente incomprensibili ai clinici comuni, ai quali le spiegazioni e le analisi che forniscono appaiono molte volte peregrine, o perfino assurde, a dispetto della loro qualità spesso avvincenti. La psicoanalisi possiede un linguaggio ed un gergo tutto proprio; nel campo del travestitismo (e dell’omosessualità), dobbiamo agli psicoanalisti i concetti della "madre col pene", della "donna fallica", della "paura della castrazione" che il travestitismo cerca di sopraffare, ed altri ancora che non è qui necessario descrivere. Questi concetti psicoanalitici sono stati variamente accolti o come importanti scoperte scientifiche o come teorie ingegnose, ma sono stati anche criticati e respinti come meri giochi intellettuali, come dei vodoo sofisticati, se non come vere sensatezze e scempiaggini. Gli eminenti psichiatri e docenti universitari Buerger-Prinz, Ghies ed Albrecht, in un’importante monografia in tedesco, definiscono alcune teorie psicoanalitiche "possibilità opinabili, prive di conferma nell’osservazione clinica". Johann Buchard, psichiatra e docente all’università di Amburgo ci dà un’interpretazione assai più accettabile di quella psicoanalitica. In una recente monografia in tedesco sull’argomento, afferma i travestiti ed i transessuali omosessuali o eterosessuali sono, dal punto di vista sessuale, bipolarizzati: verso l’ego e verso un partner. Il travestito e il transessuale asessuali possono fare anche a meno anche della masturbazione, essendo la libido completamente rivolta verso l’ego; questi casi diventano anaorgasmici. Per altri tipi svolge un suo ruolo un partner od un oggetto (il feticcio), mentre il travestito narcisista dispone della propria immagine speculare. il Burchard dice che il travestitismo è il risultato d’uno sviluppo patologico la cui eziologia resta ancora sconosciuta; è una sindrome non psicotica affine alle altre perversioni sessuali. Lo stesso Freud se vivesse oggi non negherebbe una base costituzionale del fenomeno giacché credeva a fattori ereditari oltre che di ragione educativa. Il Dott. Stoller, della Los Angeles Medical School dell’università della California, ricordava in una conferenza, la convinzione del Freud che la condotta sessuale avesse le sue radici profonde nella struttura del cervello, alla qual chimica del cervello si dovrà verosimilmente attribuire. Il più volte citato Charles Prince, fondatore nel 1959 della rivista Transvestia, di cui è direttrice con lo pseudomino di Virginia Prince, a parte il coniare i termini "impersonificatore femminile", che però ricorda troppo l’aspetto teatrale, sviluppa una teoria piuttosto complicata ma interessante. Innanzitutto i suoi sforzi per evitare i termini di travestito e travestitismo sono rivolti a cercare di desessualizzare il fenomeno e negarne le radici sessuali: tipica carenza di realismo e capacità di auto-inganno e d’illusione dei travestiti. Secondo Prince la causa dell’impulso e del comportamento travestitistico sia in gran parte culturale. Ai ragazzi si insegna a fare questo e a non fare quell’altro, per esempio, a non comportarsi in maniera femminile, a non piangere con troppa facilità e a non giocare con le bambole ma con i trenini, e in tal modo la componente femminile del loro temperamento costituzionale è artificialmente soppressa. Ma, prima o poi nel corso della vita, essa può aprirsi un varco, portando agli impulsi travestitistici. Il concetto è interessante ma in rapporto al numero di travestiti rispetto alla popolazione totale, che comunque è soggetta alla stessa pressione culturale, tale teoria non ha un riscontro fenomenologico. Eppoi escludere il sesso dal travestitismo è come escludere la musica dall’opera: non si può. Troppe storie di pazienti provano che il sesso v’è coinvolto più spesso che non il genere, sebbene anche il genere possa naturalmente venire a costituire un momento essenziale per l’inversione d’abbigliamento. Virginia parla della "necessità dell’adornamento e dell’espressione della personalità" e della "liberazione dei problemi della virilità e della responsabilità sociale".
Un’impostazione apparentemente più obiettiva al problema viene data da Fred Shaw, fondatore di un’altra rivista di e per travestiti: Turnabout. Egli dissente dalla teoria della Prince che spiega il tutto con la "bambina interiore" che viene repressa artificiosamente dalla cultura prevalente e che poi spinge il comportamento dei travestiti. Eppure in parte la teoria del Prince contiene un granello di verità: il fatto biologico che in ogni maschio vi è un po’ di femmina è vero. Ma è anche vero che spesso l’aspetto culturale dell’esigere dai maschi la virilità e determinati atteggiamenti potrebbe essere invero una motivazione delle turbe psicosessuali che causano l’incapacità di riconoscersi in una determinata categoria il proprio genere.
Nelle riviste sopraccennate quello che emerge è spesso l’infantilismo, l’egocentrismo di chi scrive: forme mentali profondamente turbate, irrealistiche, frustrate. Anche se spesso si leggono articoli assennati e talvolta umoristici. Sulla seduzione che certa letteratura, filmografia possa esercitare su alcune persone influenzabili è più teorica che concreta: in una maniera o nell’altra chi ha inclinazioni travestitistiche giunge al travestitismo. Invece è necessario sottolineare come per alcuni scrivere e vedere stampati dei propri contributi ha un valore terapeutico. Certo è che chi vorrebbe allontanarsi dal travestitismo non dovrebbe leggere certa letteratura, frequentare certi raduni, evitare tentazioni, etc. "Tutto è nella mente di chi guarda" e "Ciò che è nutrimento per un uomo è veleno per un altro".
Il tipico autentico travestito è un membro completamente innocuo della società, che consegue il suo piacere sessuale e il suo soddisfacimento emotivo in una maniera rigorosamente solitaria. L’assenza di un partner che caratterizza la sua particolare espressione del sesso, la differenza radicalmente da tutti i cosiddetti oltraggiatori del pudore. Tuttavia, secondo un’interpretazione rigorosa della legge, egli può esser perseguito lo stesso, se si abbiglia nell’intimità della propria casa (in un luogo chiuso); e tanto più naturalmente se appare in pubblico in costume femminile. Alcuni travestiti hanno imparato ad abbigliarsi ed a truccarsi così abilmente, a muoversi in modo così spontaneamente femminile da non poter essere "decifrati", come si suol dire. Ciò è fonte di un ulteriore soddisfazione, perché il travestito ha ora la sensazione di esser riuscito a crearsi una nuova (e seconda) personalità.

La vita familiare dei travestiti
I travestiti molte volte non si curano molto come uomini, vestono male, spesso sembrano straccioni; non vedono l’ora di rientrare a casa e di potersi distendere nelle raffinatezze del loro abbigliamento femminile, magari soltanto una vestaglina capricciosa: in ciò non v’è ricercatezza che basti. Spesso la moglie sta sulle spine, per tema che i figli scoprano il padre vestito da donna, o che meglio ospiti entrino prima che il marito sia riuscito a dileguarsi in bagno e a mutarsi d’abito. Per il loro futuro psicologico, i bambini vanno certamente protetti dal pericolo di venir a sapere del travestitismo del loro padre, e di vederlo abbigliato; specialmente l’ identificazione del maschietto con l’immagine paterna può subire un danno irreparabile. Appare sempre imperdonabile che un padre si faccia vedere dai suoi figli mentre indulge apertamente ai suoi godimenti travestitistici. Anche perciò poche mogli e madri sono disposte a sopportare, sebbene sappia di due o tre matrimoni del genere che hanno resistito. I travestiti ai quali l’abbigliamento è necessario per conservare l’equilibrio emozionale, se frustrati troppo a lungo possono sviluppare altri e più gravi sintomi. Eccessi alcolici fungono da compenso, e l’assuefazione alla droga può avere inizio in tal maniera; può manifestarsi una grande irritabilità nervosa che è all’origine dell’abbandono del lavoro e della distruzione della famiglia. Talvolta l’abbigliarsi può persino far cessare sintomi quali insicurezza, vertigini, timidezza: è anche vero che molti travestiti sono soggetti, per la frequente abitudine di mangiar poco connessa a tensioni per la frustrazione di non potersi abbigliare, a ipoglicemia funzionale capace di dar loro luogo ad estrema emotività, carenza di giudizio, e di controllo, azioni impulsive, e nel contempo a manifestazioni fisiche, vertigini, afasia, palpitazioni e così via. Una cura medica appropriata, con particolare attenzione alla dieta, può essere in tal caso assai giovevole.

Le mogli dei travestiti

Le mogli dei travestiti costituiscono di per sé un problema psicologico. Molte di loro manifestano spavalderia, asserendo d’essere inattaccabili nel loro amore per i mariti, ma ammettendo di non essere certo contente del travestitismo soffrendone anzi a volte acerbamente; poche, ma veramente poche, dicono che si divertono ad aiutare il marito ad abbigliarsi e a truccarsi, e che, in effetti, piace loro tanto nel suo ruolo femminile quanto in quello maschile. L’abilità amatoria del marito e le esigenze sessuali della moglie sono spesso fattori decisivi della possibilità che il matrimonio duri o meno. Qualcuno (previe reciproche concessioni) dura, molti no. Raramente la moglie è più omosessuale che eterosessuale, per il marito piace più come donna che come uomo. In quelle poche volte viene ad instaurarsi una relazione di tipo lesbico tale da soddisfare entrambi, nella quale il travestitismo a base transessuale del marito trova uno sfogo pressoché ideale. Forse la maggioranza delle mogli di travestiti tollera di buon animo l’hobby del marito a patto di non dover vederlo vestito da donna. Molti matrimoni sono durati molti anni senza che la moglie, in realtà, mai sapesse del travestitismo del marito, sebbene questi indulgesse ad esso regolarmente diverse volte al mese fuori casa. Hugo Beigel, nell’articolo "Mogli dei travestiti", delinea la situazione in termini analoghi: nessun travestito sposi mai una ragazza senza informarla della sua specifica qualità perchè sarebbe troppo sleale. Troppi non lo hanno fatto e hanno pagato caramente in seguito.

 

Fonte:www.arcitrans.it

Letto 2075 volte Ultima modifica il Giovedì, 11 Settembre 2014 21:14
Valentina

Fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtude e canoscenza.

www.xdress.it
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