Perché desiderare la castrazione?

Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda vernica71 » martedì 9 luglio 2019, 9:42

Celeste... fosse la prima volta che lo dico...
Si può parlare delle prorpie sensazioni ed esperienze fincheé si vuole e confrontarsi quanto ci pare, ma quando si
affermano delle tesi e delle ipotesi che non sono più soggettive ma coinvolgono il sentire di molti, allora è necessario
affrontare l'argomento in modo più sistematico. Una intuizione può anche essere valida, ma va confrontata con i dati di fatto
e le statistiche verificate da che ha dedicato anni ad uno studio sistematico delle osservazioni.
Si può proporre anche una propria intuizione, ma si deve essere consapevoli che il solo dire "per me è così'" non è condizione sufficiente
perché quell'intuizione diventi realtà assoluta... Si vuole discutere? Ottimo! Ma si mettano si condividano anche i dati a supporto
dell'intuizione e si consenta agli altri di cercare di confutare le proprie affermazioni... se si ha ragione questo processo lo
dimostrerà...
Chiudersi a riccio e negarsi al confronto aperto solo perché qualcuno mette in discussione quello in cui si crede non è un atteggiamento
(a parere mio ma non solo) corretto.

Veronica
Se io sono un CD... chi o cos'è un DVD?

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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda LauraB » martedì 9 luglio 2019, 12:54

Monica Poli ha scritto: oppure il travestitismo può evolvere in disforia, disturbo d'identità ecc, con conseguente avvio del processo di transizione che porta al cambio d'identità?


Celeste ha scritto: L'ipotesi proposta da Monica (evoluzione del feticismo) mi pare complementare all'ipotesi proposta da Roby (gradi diversi di disforia).


Avevo volutamente sorvolato sulle parole di Monica, anche perché terminano in una domanda e non in una affermazione.

Il successivo riprenderla necessita a questo punto di qualche chiarimento.. la disforia di genere un* se la prende presto, spesso ancora nei primi anni di vita. Non che necessariamente sbocchi nella transessualità, basta il transgenderismo. Tuttavia i segnali ci sono da sempre. Soprattutto ci sono da prima di provare qualsiasi forma di travestitismo. Il travestirsi da una parte è un segno ,anche se ci vuole tempo per capirsi, per accettarsi. dall'altra è un passaggio necessario per giungere a una femminilità "pratica", anche per testarsi. Tuttavia per una persona tg o ts, il cd rappresenta una fase.
Il feticismo.. una persona T è uguale a tutti gli altri, solo si sente del sesso opposto. Ma poi puo essere una persona onesta o meno, un gran lavoratore o meno, una persona di successo o meno. puo essere feticista o meno. Insomma, al di la del genere/sesso non vi è niente di scontato. nemmeno l attrazione sessuale, figuriamoci il resto.
In questo discorso la castrazione parte come sogno e quasi sempre diventa realtà. Quasi sempre, perché vanno fatti i conti con la salute, l'età, le aspettative, il sentire personale. Paradossalmente una persona T puo accettare di vivere col "coso", valuta le situazioni. Ma la parte importante è l accettazione come donna/uomo, e anche questo ben oltre la passabilità.
magari un discorso più articolato si potrebbe fare sull' orchiectomia.... poi però ci allontaniamo troppo.

Il tutto, senza nulla togliere all'Immaginazione (maiuscola), anche se mi verrebbe voglia di invitare a restare anche con i piedi per terra. attenzione a quello che sognate, puo avverarsi : Chessygrin :
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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda MARINA65 » martedì 9 luglio 2019, 15:31

Cmq l'essenziale e' il prendere coscienza e l'accettazione di quello che una e' senza ricorrere a "sortefugi" mentendo a se stessi, dopo che si e' preso coscienza e ci si e' accettati e quindi raggiungendo il proprio equilibrio psicologico interno si puo' decidere la propria strada che non necessariamente arriva all'estremo del "taglio" , ovvio che per molte , come per esempio per me' , il sogno e' una vita full en femme , con seni e senza il batocchio , altrettanto ovviamente per molti sia per ragioni contingenti che per altri problemi anche di salute ci si ferma molto prima magari limitandosi a raggiungere un certo equilibrio interno vivendo en femme e facendosi accettare dal resto del mondo come donna senza arrivare alla transizione vera e propria .
Attenzione sono un soggetto totalmente pazzo , da leggere con Ironia ! Astenersi persone Serie ! Per ulteriori informazioni consultare il Blog !
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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda Celeste » mercoledì 10 luglio 2019, 8:25

Io tante volte sento una strana attrazione per il percorso di transizione completo, avrei quasi l'impulso di dire che sono sempre stata interiormente una donna, che sono fatta così e che non ci posso fare niente, amo troppo la trasparenza per non ammetterlo (mi sembrerebbe di lasciarmi andare, di rilassarmi... però mi tengo stretta quello che so sui tentativi della mente di ridurre la tensione della dissonanza cognitiva). Al tempo stesso sono cosciente dell'attrazione feticista sia per la mia immagine al femminile sia verso le altre. Posso dire anche che non ho un rifiuto per il mio corpo maschile, addirittura mi piace, anche se sembra una contraddizione. Infine mi definisco uomo perché non ho motivi ragionevoli per non farlo, nonostante i desideri di essere una donna che posso avere. E poi sento di stare nel mezzo perché per me non è un gioco, se dicessi di essere una donna quasi mi sentirei me stessa, anche se non sento dolore né sento urgenza di cambiamenti.

Poi ho alcuni dubbi/domande:

- Anche chi è T forse è passato per una fase in cui c'è stata eccitazione (chiedo)? Nel mio caso l'eccitazione è uno dei campanelli di allarme che mi fa pensare ad un mio feticismo più che alla disforia, poi ognuno sa come è fatto.

- Il sogno e la fantasia di non avere il pene la sento, eppure non mi considero T, mi chiedo se altri CD (non T) abbiano lo stessa fantasia... da alcuni interventi precedenti ne deduco che alcuni CD tale fantasia ce l'abbiano.

- Mi chiedo se l'affermare di essere sempre stati interiormente maschi o femmine (in contrasto con la biologia) abbia sotto dei dati reali, e non sia solo una ricostruzione del passato, dato che è difficilissimo ricordarsi dei primi anni di vita. Eppure proprio i primi anni di vita sono importantissimi (da un punto di vista psicoanalitico, cognitivista e anche secondo la teoria dell'attaccamento) e quindi in quegli anni può essere successo di tutto a livello psicologico.

- Mi incuriosisce la forte attenzione per l'identità sessuale, io invece non ho questa forte attenzione (nonostante posso sognare di diventare più femminea possibile), così come mi incuriosisce il termine "consapevolezza" che spesso viene usato nelle questioni di identità. Nel mio caso mi sento molto più libera dall'identità, forse perché mi interessa la psicologia transpersonale che, in accordo con la meditazione, propone la disidentificazione proprio per sviluppare la consapevolezza. In quella scuola psicologica la consapevolezza viene precisamente usata per rilassare la presa sulle identificazioni (come un rendersi conto di sognare). A me sembra rischioso invece associare la consapevolezza all'identificazione, il pericolo per me è che ciò verso cui si è attratti venga confuso con ciò che si è (credere che il sogno sia realtà)... la consapevolezza potrebbe venir guidata dall'identificazione amplificandola, invece di vigilare in modo neutro.

- Visto che si è ricordato il valore della scienza e della statistica, preciso che non sto di certo a negare la scientificità della diagnosi di disforia. Osservo che tutto il DSM è fatto di categorie diagnostiche scientifiche e che ad ognuna di tali categorie sono anche abbinati scientificamente dei farmaci. Anche se non ho dati statistici alla mano credo che però ci sia sempre un certo margine di scelta nella persona, e nel professionista, se passare dal psicologico al farmacologico. Osservo inoltre che la ricerca è sempre in movimento e ogni periodo storico ha le sue teorie, per fortuna il periodo scientifico dell'elettroshock e dei manicomi sono passati, ma già a quei tempi magari qualche coraggioso è riuscito a scappare.

Avendo tali dubbi non credo proprio che mi castrerò mai, però non ho nulla in contrario che lo facciano le altre persone.


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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda LauraB » mercoledì 10 luglio 2019, 17:17

Celeste.. certo che ne metti di carne al fuoco... : Chessygrin :

Partiamo da qui..
Celeste ha scritto: però non ho nulla in contrario che lo facciano le altre persone.


il mondo T ringrazia... : Chessygrin : : Chessygrin : : Chessygrin :

Celeste ha scritto:Io tante volte sento una strana attrazione per il percorso di transizione completo, avrei quasi l'impulso di dire che sono sempre stata interiormente una donna, che sono fatta così e che non ci posso fare niente, amo troppo la trasparenza per non ammetterlo (mi sembrerebbe di lasciarmi andare, di rilassarmi... però mi tengo stretta quello che so sui tentativi della mente di ridurre la tensione della dissonanza cognitiva). Al tempo stesso sono cosciente dell'attrazione feticista sia per la mia immagine al femminile sia verso le altre. Posso dire anche che non ho un rifiuto per il mio corpo maschile, addirittura mi piace, anche se sembra una contraddizione


tralascio la dissonanza cognitiva : Blink : (due righe per le non addette.. ) e si, direi anche io che forse è una contraddizione. Alla transizione ci arrivi quando vi è rifiuto totale del maschile. Attenzione, non fermiamoci al coso, ci sono i peli, i capelli, il seno, un aspetto generale. Tralasciando ovviamente abbigliamento e dintorni.
Poi puo capitare che nel frattempo puoi accettare il coso (oramai cosino) (senza palline..) in determinate situazioni. Transizionare non ha un uguale punto di arrivo per tutt* (. Il discorso come sempre, vale anche al contrario, ftm.

Celeste ha scritto:Anche chi è T forse è passato per una fase in cui c'è stata eccitazione (chiedo)?


Ne ho scritto parecchio in passato. la mia ipotesi è che in un corpo maschile si ha obbligatoriamente una reazione maschile. Il quale, dopo l eccitazione lascia a volte un senso di svuotamento e di disgusto. Un senso di repulsione e quasi sempre sensi di colpa.
Purtroppo questo copre altre sensazioni più profonde. accettarsi come T è duro, è molto più facile e assolutorio pensare che si è solo un po pervertite ( scusate il termine)


Celeste ha scritto: forse perché mi interessa la psicologia transpersonale che, in accordo con la meditazione, propone la disidentificazione proprio per sviluppare la consapevolezza. In quella scuola psicologica la consapevolezza viene precisamente usata per rilassare la presa sulle identificazioni


qui non ho capito.....

Riassumendo un attimo per il mondo T, le scelte vengono fatte intanto quando si ha ha disposizione i mezzi.
Il sentirsi T è sempre un qualcosa che non ha un vero inizio, e per alcuni non è compreso nemmeno dopo anta anni.
T si presume si nasca, non vi sono certezze sul perche o sul come, se ereditario, culturale, farmacologico, reincarnazioni etc.
Alla fine quello che conta è trovare la dimensione che ti fa star bene. Sul come, abbiamo strutture e professionisti, e visto che si deve quasi sempre fare delle operazioni, c è un percorso sufficentemente lungo per poter(si) guardare dentro.
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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda Celeste » mercoledì 10 luglio 2019, 20:58

LauraB ha scritto:tralascio la dissonanza cognitiva : Blink : (due righe per le non addette.. )

La dissonanza cognitiva è uno stato psicologico di incoerenza che genera tensione. In molti campi di applicazione si è visto che le persone cercano, anche inconsapevolmente, di ridurre questa tensione modificando le proprie convinzioni, percezioni e/o propri comportamenti per trovare coerenza. Io la tengo in considerazione per me stessa, perché su di me vivo la contraddizione tra il voler essere donna e l'essere uomo, quindi collegandomi all'altro punto sulla disidentificazione cerco di non spingere me stessa nel credere di essere una donna interiormente per trovare coerenza, lascio che le sensazioni facciano il loro corso senza nemmeno mettermi a pensare al sesso al quale posso appartenere. Per me la consapevolezza è un qualcosa che si può coltivare abitualmente in modo disinteressato, se invece metto energia su un pensiero, un desiderio, un'attrazione allora quella è concentrazione, non consapevolezza disinteressata e se non sono disinteressata posso essere vulnerabile all'autosuggestione. Quando dico consapevolezza disinteressata non sto dicendo che una persona è inconsapevole perché trae un vero vantaggio, una persona può soffrire molto ed essere inconsapevole, il disinteresse lo intendo come l'assenza del voler affermare qualcosa, l'assenza del voler trovare coerenza, l'osservarsi nel modo più semplice possibile, l'accettare di guardare anche lo squlilibrio, il rilassare le identificazioni con il genere, con il corpo, con i ruoli, però questa è una scelta individuale. Solo che mi stupisco di sentire spesso il termine "consapevolezza" applicato all'identità di genere... insomma per me la consapevolezza è una cosa totale tipo Buddha... io pur avendo frequentato ambienti yogici non ho mai sentito nominare tanto la parola consapevolezza come nel campo dell'identità di genere. La cosa che poi mi stupisce è che spesso anche ci si complimenta per la consapevolezza delle altre persone... cioè già è difficile essere veramente consapevoli per se stess*, ma sapere anche che un'altra persona è consapevole mi sembra una cosa di livello stratosferico (beato chi sta veramente a tale livello).
Celeste ha scritto:Anche chi è T forse è passato per una fase in cui c'è stata eccitazione (chiedo)?

LauraB ha scritto:Ne ho scritto parecchio in passato. la mia ipotesi è che in un corpo maschile si ha obbligatoriamente una reazione maschile. Il quale, dopo l eccitazione lascia a volte un senso di svuotamento e di disgusto. Un senso di repulsione e quasi sempre sensi di colpa.
Purtroppo questo copre altre sensazioni più profonde.

Avevo anche provato a cercare dove tu ne avessi già parlato ma non sono riuscita a trovare, a me interessa molto questa cosa. Non riesco a capire il senso di colpa, su me stessa cerco di affrontare i sensi di colpa, se una cosa mi attrae forte e mi scoccia sentire questa attrazione al limite cerco di diventare consapevole al massimo della mia attrazione. Quando sono entrata nel forum (e nei 40 anni precedenti) mi eccitavo molto all'idea di poter avere un aspetto femminile, non c'è niente di più eccitante del proibito, poi comprando molto e avendo la possibilità di vestirmi da donna quando volevo (in casa) mi è quasi passata. Ho cominciato ad avere la sensazione di essere una donna interiormente (anche grazie al fatto di avere questo luogo virtuale dove parlare al femminile) solo che siccome amo da morire la consapevolezza sono andata a cercare in me stessa (con la lente) se ci fosse ancora eccitazione nascosta e la ho trovata (non evidentissima ma c'è), quindi la tengo in considerazione. Amo talmente tanto la consapevolezza che questo amore è più forte del senso di colpa, è più forte di qualsiasi sesso io possa appartenere, voglio vederci chiaro prima di tutto... questo significa anche che voglio affrontare tutto ciò che eccita la sessualità del mio corpo maschile. Il mio stesso ingresso nel forum non è solo per divertirmi o cercare miei simili... è per affrontare me stessa. E qui mi collego al mondo della meditazione, il vero meditante non è una persona che si reprime ma una persona che affronta fino in fondo le sue attrazioni, i sensi di colpa, le identificazioni, questo è come intendo io la consapevolezza. Infine mi ricollego alla castrazione (che sia fisica, chimica o psicologica), se io mi castrassi credo che non potrei affrontare fino in fondo l'eccitazione e allora non potrei veramente lasciarla andare... ok non è una cosa per tutti, ma questo per me significa volere la consapevolezza, ovviamente è il mio punto di vista e comunque credo anche nel libero arbitrio di tutt*.


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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda LauraB » giovedì 11 luglio 2019, 22:30

Celeste ha scritto: La dissonanza cognitiva è uno stato psicologico di incoerenza che genera tensione. In molti campi di applicazione si è visto che le persone cercano, anche inconsapevolmente, di ridurre questa tensione modificando le proprie convinzioni, percezioni e/o propri comportamenti per trovare coerenza. .


in parole povere mi creo un più o meno inconsapevole alibi.. ci sta..

confesso che faccio molta fatica a seguirti invece nel resto del discorso troppo tecnico anche per me.. : Sad :

Celeste ha scritto:Avevo anche provato a cercare dove tu ne avessi già parlato ma non sono riuscita a trovare, a me interessa molto questa cosa.


Probabilmente non la troverei nemmeno io. Comunque il succo del discorso è che un corpo maschile produce una reazione maschile, che va a coprire altre sensazioni, meno maschili. per spezzare questo legame si deve spezzare il binomio vestirsi-->eccitazione. A volte è la testa a farlo, altre magari l età. E quando succede non è più il corpo a reagire, ma la testa. Quello che segue dopo varia da persona a persona.
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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda Celeste » venerdì 12 luglio 2019, 8:25

LauraB ha scritto:Comunque il succo del discorso è che un corpo maschile produce una reazione maschile, che va a coprire altre sensazioni, meno maschili. per spezzare questo legame si deve spezzare il binomio vestirsi-->eccitazione. A volte è la testa a farlo, altre magari l età. E quando succede non è più il corpo a reagire, ma la testa. Quello che segue dopo varia da persona a persona.

Si è proprio il punto che mi affascina di più, a me fa venire in mente una "purificazione" cosa che mi ha sempre attirato molto... tra l'altro io ho un'attrazione per il bianco (non ha caso ho da poco acquistato due giacche bianche e sto cercando dei pantaloni bianchi classici... da bambina proprio a volte sognavo la notte di essere vestita da sposa). Ma anche se sono affascinata dalla purificazione, nel mio piccolo mi considero una specie di alchimista. L'alchimista (come il meditante) vuole affrontare tutte le cose misteriosamente oscure (opera al Nero) prima di poter passare alla fase bianca (opera al Bianco)... già però ai tempi degli antichi alchimisti (interiori) c'è sempre stata un'attenzione anche per i possibili pericoli nell'agire mentalmente, ma questo è il bello del poter scegliere.


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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda Monica Poli » martedì 16 luglio 2019, 10:00

Questo topic si è rivelato interessante sia per gli spunti che per ciò che ha suscitato. Il tema - volutamente presentato da Celeste attraverso un termine un po' cruento - è sempre attuale, anche se come al solito a discuterne alla fine rimangono poche iscritte. Insomma, il tema interessa, ma poi è evidente che la stragrande maggioranza delle persone con le nostre comuni particolarità vive la propria reale o presunta "femminilità" senza farsi troppe domande, nonostante sovente questa sconvolga la loro vita. È un dato di fatto, e occorre considerarlo.

Io ho trovato particolarmete interessante la risposta di Veronica, secondo cui "non esistono studi scientifici a supporto della tesi secondo cui la disforia sia una evoluzione del feticismo che riguarda persone che sono consapevoli del proprio stato... anzi... esiste molta letteratura che sostiene che i due fenomeni non siano correlati."
L'ho trovata interessante perché, se vera - ma non ho motivo di dubitarne - di fatto riduce a casi estremamente rari la convivenza di feticismo e transessualismo nella stessa persona, e quindi rende curiosa la circostanza che in questa "community" vi sia una così alta concentrazione di casi rarissimi.
Siccome io sono - senza tema di smentita - da quasi sessant'anni una persona (passatemi il termine) "affetta" da feticismo da travestimento, penso di essere un po' titolato a parlarne.
Parlarne per dire che io credo proprio che il feticismo abbia diversi gradi e che possa anche avere - sempre al suo interno - un'evoluzione.
Feticista può essere il soggetto che si accontenta di indossare intimo femminile andando al lavoro senza mai cercare altro, e può essere il soggetto che desidererebbe vivere interamente en femme la propria vita.
Feticista può essere anche il soggetto che, con l'ossessione di percepirsi ed essere percepito come donna, avendone i mezzi (economici e non solo) arriva a modificare il proprio corpo anche in modo estremo.
Può essere la castrazione la punta estrema di questa modifica estrema? Forse si, se si considera che è possibile provare piacere sessuale anche dopo l'intervento di vaginoplastica.
Al giorno d'oggi è molto difficile essere una donna. Specialmente se sei un uomo.
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Re: Perché desiderare la castrazione?

Messaggioda Frida » martedì 16 luglio 2019, 19:28

La disforia di genere può essere concomitante in alcuni casi di travestitismo. (come recita il DSM-V)

Inoltre dagli studi di Blanchard, basato su un campione di maschi eterosessuali eccitati dall'idea di essere donna, non è escluso che il feticismo (autoginefilia) sia alla base del transessualismo eterosessuale; ("apriti cielo", estenuanti dibattiti tra vero e falso transessualismo!)
In definitiva feticismo e disforia di genere non sono correlati, come la psoriasi e il raffreddore, ma possono esserci casi in cui c'è concomitanza tra le due cose.

Feticizzare resta normale per qualunque essere umano e ci sono evidenze (nella tassonomia scientifica) che può avere varie forme, alcune anche molto disturbanti. Francamente Il feticismo da travestimento "in senso stretto" è una "minchiata"; ciò che importa è il "senso lato" che genera ansia, sensi di colpa o depressione in cui emerge una difficile relazione con il partner non consenziente, il ritiro emotivo verso il contesto parentale e sociale ; è importante che se ne parli anche se porta scompiglio alla narrativa sesso-escludente del crossdressing; non tutti.e hanno le mogli/compagne consenzienti.

Non sono certa quindi che ci sia un "file rouge" che unisca travetitismo a disforia a castrazione poichè ci sono diversi casi clinici in cui non c'è alcuna concomitanza tra le cose. Quella che Monica chiama "ossessione" per me (secondo me al cubo : Wink : ) potrebbe essere incipiente "demenza senile", il timore di dover arrendersi al "declino finale" con inevitabile calo della virilità; (poi ci sta che ognuno trova un modo di raccontarsela, anche come emergenza di sentimenti femminili). IMHO.
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