Proprio vissuto femminile e lavoro

Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda Celeste » venerdì 16 ottobre 2020, 21:01

A volte ho l'impressione che in molt* CD il proprio vissuto femminile venga tenuto separato dal lavoro. Certo non viviamo in una società così aperta dove possiamo liberamente vestirci come vogliamo sul lavoro, però da un punto di vista interiore nella descrizione dei propri momenti maschili sento spesso parlare di responsabilità, duro lavoro, vita da impiegato, ecc... per contro i momenti femminili sembrano quasi l'opposto.
Mi chiedevo perchè fare questa separazione, comunque non c'è niente di male a farla dentro di sè, solo che mi incuriosiscono i possibili motivi.

Nel mio caso questa separazione non la faccio, quello che sento c'è sempre, solo che se mi vesto da donna ho un sostegno importante; però se ho da lavorare posso benissimo farlo continuando a sentirmi molto tra virgolette "donna". Non è che se mi sento "donna" non posso lavorare o che per lavorare devo essere "uomo". Le donne lavorano e anche gli uomini possono godersi il tempo libero. Sicuramente mi piacerebbe essere vestita femminile anche sul lavoro, però a parte questo ciò che è interiore lo sento sempre con me.
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda Novella » sabato 17 ottobre 2020, 9:31

Secondo me ciò che facciamo è la proiezione mentale di ciò che la società si aspetta da noi. Dal maschio si aspettano che tiri il carro come un bue finché non schiatta a terra.
Mai una parola buona, un complimento. Mazzate in testa quante ne vuoi.

Le donne non mancano di carichi di responsabilità, ambizioni, contributi importantissimi alla società. A loro però è consentito anche vedere e vivere la vita a colori, nel senso più lato del termine. Se una donna non lavorasse, potrebbe non mangiare (situazioni) o non essere libera (scelta), ma a questo non si aggiungerebbe la crocifissione quotidiana da parte dei benpensanti di ogni genere, età ed estrazione sociale, incluse suocere e "amiche". Quelle crocifissioni quotidiane che poi sfociano nella follia e nella tragedia (e su cui poi mangiano quegli stessi benpensanti). Per non parlare poi dell'accesso "free" all'antidepressivo naturale e privo di effetti collaterali per eccellenza, il sesso (dal quale, per inciso e contro ogni stereotipo mainstream, posso affermare con certezza che l'astinenza è molto più difficile per una femmina che per un maschio. D'altra parte si può chiedere ad un biologo...).

Alla luce di questo confronto, come non considerare il proprio travestimento, da qualsiasi ragione dettato, come un momento nel quale aspirare solo ai colori, ai profumi, all'apertura, ai complimenti, a giocare con tutto questo, finalmente? Un momento, insomma, di gioia, di evasione, di completamento, di colmatura di un vuoto, nel quale si lascia fuori dalla porta ogni altra grana. In una parola: di spensieratezza.

A desiderare di andare al lavoro sempre con l'aspetto di una donna, secondo me, secondo quanto mi è sembrato di capire dagli sfoghi di persone disforiche (sia amiche, sia sconosciute) ci si arriva se e quando la propria identificazione è pervasiva, quando ci si sente donna al punto che non importerebbe nemmeno di barattare questo con l'aver una vita grama, o l'essere non attraenti o di patirne di ogni tipo, inclusi malanni tipicamente femminili, ma di essere donne.
E poi in mezzo ci sono tutte le sfumature possibili, secondo la teoria delle gradazioni (Roby's concept), che a me piace molto e che applicherei a tutti i campi delle abilità, dei comportamenti, della psiche.
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda LauraB » sabato 17 ottobre 2020, 11:57

Celeste ha scritto:le sfumature possibili, secondo la teoria delle gradazioni (Roby's concept)


parto anche io da questo punto intanto per ricordare che è normale che in tante sfumature non tutte vogliano una parte femminile sul lavoro.

La mia esperienza è che intanto, essendo in una mezza officina da "donna" non è che ci si vesta troppo. Molti lavori sono improntati su modello maschile, e spesso richiedono anche forza fisica, e li le donne sono tagliate fuori prima dal lavoro e poi dalla carriera.
Non dimentichiamo poi che, secondo statistiche, le donne lavorano in casa piu degli uomini, e se ci piace essere "piu donna" sul lavoro sarebbe corretto esserlo anche in casa.

Novella ha scritto:Alla luce di questo confronto, come non considerare il proprio travestimento, da qualsiasi ragione dettato, come un momento nel quale aspirare solo ai colori, ai profumi, all'apertura, ai complimenti, a giocare con tutto questo, finalmente? Un momento, insomma, di gioia, di evasione, di completamento, di colmatura di un vuoto, nel quale si lascia fuori dalla porta ogni altra grana. In una parola: di spensieratezza.


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Novella ha scritto:A loro però è consentito anche vedere e vivere la vita a colori,


una delle essenze della femminilità è questa, al contrario del grigiore maschile. Vivere, viverla, questa vita.

Riguardo alla mia tenuta da lavoro, considerati pantaloni e maglietta come necessari, si gioca poi sulle giacche, e su tutto quanto si puo mettere, sempre considerando il luogo. braccialetti, etc
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda Celeste » sabato 17 ottobre 2020, 12:35

Si le vostre considerazioni sono precise, vi ringrazio perchè mi aiutate a capire come può essere vissuta la cosa.

Per quanto mi riguarda, anche se io sento spesso commenti su come un uomo dovrebbe essere, dentro di me la reazione è che io voglio essere libera da chi propaganda come bisogna essere, ho come un senso di ribellione installato nel mio cervello. Poi ovviamente sento il peso e mi nascondo nel mio modo di esprimermi, però respingo almeno a livello interiore l'imposizione. Anche se vado a lavorare al maschile mi sento effeminata lo stesso e non potrei mai dire che sul lavoro faccio l'uomo... caso mai posso dire che mi travesto da uomo ma appunto è un travestimento, come se fosse un carnevale (non divertente ma pur sempre finto) imposto, ma questa recita la vivo in modo superficiale. Come modo di comportarmi non assumo atteggiamenti che potrebbero essere considerati mascolini, accetto di sembrare diversa (e me lo dicono) entro limiti che non mi causano persecuzioni. Certo anche facendo così mi sento in una recita, ma per me lavoro è lavoro, anche se fossi donna considererei il lavoro in modo neutro, come una divisa... a meno di fare un lavoro inerente le pubbliche relazioni, perchè allora si mi piacerebbe molto esprimermi in un modo che verrebbe considerato femminile, per realizzarmi nella comunicazione.
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda Roby » sabato 17 ottobre 2020, 14:59

Carissime, 

mi sono interrogata spesso, nel corso della mia psicoterapia, su cosa voglia dire essere uomo / essere donna, oppure sentirsi donna; purtroppo la risposta per me è tutt'ora sfuggente. 

Io penso che ciascun* di noi sia un coacervo di aspetti e caratteristiche che a livello di stereotipo possono essere definite maschili o femminili, per esempio l'assertività, l'impulsività, la sensibilità, l'empatia.   Forse la presenza più o meno accentuata in noi di determinate caratteristiche può farci sentire più o meno vicin* ad un modello piuttosto che un altro, ma per me sono sempre stereotipi.

Venendo al lavoro, il mio ruolo è quello di un* manager di primo livello  (contando dal basso).  Nel mio lavoro devo prendere delle decisioni, spesso uso l'assertività per portare le persone a fare certe cose, perchè alla fine io devo rispondere di quello che viene prodotto dal mio team, quindi devo averne il controllo. Però io ascolto sempre le persone, dò tantissima importanza a creare un clima di collaborazione e condivisione, sono attenta anche alle esigenze personali e nei limiti del possibile cerco di tenerne conto.  

Con tutto questo non riesco a dirmi che il mio modo di lavorare è femminile oppure maschile: semplicemente esprimo il mio modo di essere, magari sapendo di essere leggermente "atipic*" rispetto a molti colleghi, ma d'altra parte ogni persona è unica.


Se veniamo all'abbigliamento o ad accessori che potrebbero caratterizzarci, allora entriamo in un'altra dimensione.  

La società umana è fondamentalmente binaria nella distinzione di genere maschio / femmina  (le persone veramente non binarie sono una minoranza).

Succede che ci identifichiamo o ci sentiamo più affini ad un genere piuttosto che un altro (identità di genere), ed a volte il genere verso cui tendiamo non corrisponde al nostro sesso biologico (altrimenti sarebbe tutto facile e non staremmo qui a discutere).  

Allora le cose sono due: o teniamo tutto nascosto dentro di noi oppure decidiamo che vogliamo/dobbiamo farlo sapere alle altre persone; la seconda opzione è indispensabile se vogliamo che loro ci riconoscano e si comportino nei nostri confronti in maniera coerente con la nostra identità di genere.   

Quindi dobbiamo esprimerlo in qualche modo ed in questo il nostro corpo, la nostra immagine conta enormemente: da qui, secondo me, viene il desiderio o addirittura la necessità di vestirci (truccarci, ornarci) secondo i canoni del genere prescelto (espressione di genere) o addirittura modificare in maniera più o meno importante il nostro corpo.

Indossare un certo braccialetto, un certo maglioncino, oppure eliminare peli e barba, curare le sopracciglia possono essere conseguenza del nostro personale senso estetico e percezione del nostro corpo, ma grandemente servono a mandare messaggi al resto del mondo, per dire "io sono così".     
Usando il mio caso personale, visto che non ho iniziato un percorso ufficiale di transizione, sarebbe sconcertante se una mattina mi presentassi al lavoro al femminile.  

Però tramite alcuni segnali precisi (piccola gioielleria, assenza di barba, sopracciglia curate, capelli lunghi) , io sono consapevole di mandare dei messaggi che dicono che l'ing Roberto in realtà è un po' diverso dallo standard, un po' femminile o effeminato.   

Questi messaggi parlano di me, di quello che sono, è importante che si sappia. 

Spero che al tempo stesso si dica che l'ing. Roberto, col suo modo di lavorare e di gestire il suo team, è un buon manager che raggiunge i risultati, e per di più è anche ben visto dai suoi collaboratori. 

Per ora per me va bene così.  Quando deciderò che la mia azienda debba sapere che l'ing.  si chiama Roberta, farò tutti i passi che servono, non è ancora arrivato il momento.

Bene, ho un po' divagato, come al solito ho usato il mio caso personale come esempio per far passare qualche idea.  Spero di aver aggiunto qualcosa di sensato alla discussione.

Un abbraccio

Roberta

Disclaimer: non sono una psicologa, non ho la pretesa che quanto ho scritto sia di validità generale, nè che sia allineato con delle linee di pensiero consolidate in ambito medico / psicologico, nè con l'ultima edizione del DSM.
Quanto sopra non è neppure una posizione ufficiale di XDress Forum.
Ho semplicemente riportato le mie idee, opinioni ed il mio sentire. E magari l'ho pure espresso male.
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda Celeste » sabato 17 ottobre 2020, 20:50

Roby ha scritto:Con tutto questo non riesco a dirmi che il mio modo di lavorare è femminile oppure maschile: semplicemente esprimo il mio modo di essere, magari sapendo di essere leggermente "atipic*" rispetto a molti colleghi, ma d'altra parte ogni persona è unica.

Si io la vedo proprio così. Per questo se invece si parla di avere un aspetto femminile, ne capisco l'urgenza, ma a me non viene da contrapporlo al duro lavoro, alla responsabilità, ecc...
Io ho solo poche colleghe (tutte donne) e sinceramente le vedo stressarsi come me anche se loro indossano tutti indumenti femminili e di solito anche tacchi (per scelta perchè potrebbero benissimo venire a lavorare con scarpe basse, non c'è nessun obbligo). Non posso dire che io sia un'impiegata più grigia di loro... per me il grigio e il colore dipendono da come una persona è dentro prima di tutto e io mi sento colorata interiormente. Poi certo se una persona ha l'esigenza forte di essere considerata femminile dalle altre persone allora è un altro discorso. Però io non vedo dal vivo molti esempi di donne spensierate, perlomeno non più degli uomini quindi non mi verrebbe mai da dire che sul lavoro sono un grigio impiegato, uno che lavora sodo, che ha responsabilità e quando mi vesto femminile invece mi trasformo in una donna spensierata. Se penso alla donna in generale a me viene in mente la donna che ha poco tempo libero proprio come me. Poi ognun* ha le sue impressioni.
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda Alyssa » domenica 18 ottobre 2020, 0:52

Celeste ha scritto:Io ho solo poche colleghe (tutte donne) e sinceramente le vedo stressarsi come me anche se loro indossano tutti indumenti femminili e di solito anche tacchi...

Io dovrei trovare un paio di scarpe antinfortunistiche col tacco...
o eventualmente progettarle... : Chessygrin :

Inviato dal mio spettegolefono usando i miei polpastrelli
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Tanto assurdo e fugace è il nostro passaggio per questo mondo, che l’unica cosa che mi rasserena è la consapevolezza di essere stata autentica, di essere la persona più somigliante a me stessa che avrei potuto immaginare.
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda Celeste » domenica 18 ottobre 2020, 8:28

Alyssa ha scritto:
Celeste ha scritto:Io ho solo poche colleghe (tutte donne) e sinceramente le vedo stressarsi come me anche se loro indossano tutti indumenti femminili e di solito anche tacchi...

Io dovrei trovare un paio di scarpe antinfortunistiche col tacco...
o eventualmente progettarle... : Chessygrin :

Inviato dal mio spettegolefono usando i miei polpastrelli

Queste hanno un pò di tacco (4 cm) : Chessygrin :
https://www.canevari-sicurezza.it/scarpe-antinfortunistiche-donna-s1p-src-con-tacco-rialzato/13903/scheda
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda Marinatravoi » domenica 18 ottobre 2020, 11:24

Buongiorno e buona domenica a tutte.
Personalmente, attribuire al solo sesso maschile il lavoro duro e lo stress mi sembra quanto meno anacronistico.Anzi, spesso ho l'impressione che siano proprio le donne, soprattutto quando hanno un ruolo dirigenziale, ad assumere atteggiamenti di rigore ed una certa durezza pseudomaschile, probabilmente, almeno questo penso io, perché ritengono che solo così possano essere rispettate nel loro ruolo di leader...si adattano cioè ad uno stereotipo di leader, che deve avere solo quelle determinate caratteristiche. In realtà, chi abbia frequentato dei corsi aziendali sulla comunicazione , saprà che le doti più importanti, anche per chi ha ruoli dirigenziali, sono l'assertività e l' empatia. Io sul lavoro, come in tutti gli altri ambiti della mia vita di relazione, mi presento assolutamente come uomo, Marina ha solo il suo spazio nel microcosmo segreto...ora, anch'io ho un ruolo di dirigente, ma come Roberta, non riesco quasi mai ad essere " impositivo" con i miei collaboratori, ma cerco sempre di ottenere il meglio da loro o di correggere i loro errori, spiegando il motivo di certe mie decisioni, piuttosto che fargliele arrivare addosso, cercando anche di far loro capire che ognuno ha la sua importanza e che se ognuno da il suo contributo, secondo le proprie capacità, si fa tutti meno fatica e si ottiene un risultato migliore. In poche parole, cerco di responsabilizzarli, dando a ciascuno la sua importanza e quando qualcuno non va, lo prendo in separata sede e do ascolto alla sua situazione, per vedere di capire cosa gli succede e trovare, se possibile una situazione. Diciamo che mi riesce difficile fare il classico "cazziatone" , é contro la mia natura...spesso, ricevo le critiche da parte dei miei colleghi, anche e soprattutto donne, che più volte mi han detto che in certi casi dovrei "tirar fuori le palle"! Ecco, in questo aspetto, mi chiedo se sia Marina a condizionare questo mio modo di essere leader, nonostante nessuno sospetti di lei, in quanto sul lavoro mi presento assolutamente come uomo, come dicevo all' inizio. La mia identità di genere la ritengo ben definita in senso maschile, ma a volte mi escono aspetti che si attribuiscono al gentil sesso...perché gentili, appunto, come se l' uomo dovesse essere per forza e sempre un rude...ad esempio, spesso ho dovuto sedare alcuni utenti sovreccitati da qualche collega, con cui erano arrivati al litigio per mancanza totale di capacità di comunicazione, generando un misunderstanding evitabile solo mantenendo la calma, spiegando con pazienza ed ascoltando le necessità dell' altra parte...devo dire che nonostante le difficoltà, se anche fosse davvero Marina a influire in queste situazioni, la cosa non mi turba affatto, anzi mi piaccio così come sono ! Si tratta appunto solo di stereotipi culturali, che ormai dovrebbero lasciare il tempo che trovano.
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Re: Proprio vissuto femminile e lavoro

Messaggioda LauraB » domenica 18 ottobre 2020, 14:16

Marinatravoi ha scritto:spesso ho l'impressione che siano proprio le donne, soprattutto quando hanno un ruolo dirigenziale, ad assumere atteggiamenti di rigore ed una certa durezza pseudomaschile, probabilmente, almeno questo penso io, perché ritengono che solo così possano essere rispettate nel loro ruolo di leader...


hai tirato fuori un aspetto che richiede e richiederebbe pagine e pagine di discussione.

Senza dubbio il mondo del lavoro ha un'impronta maschile, sia sul lavoro fisico che su quello di concetto. Per cui si dovrà arrivare a un qualcosa che includa la possibilità per le donne di parteciparvi senza esere messe in un angolo. Oltre al problema fisico, c è la maternità, l assistenza ai famigliari, e altro.Per cui alcune donne si appiattiscono su un mondo gia esistente, altre lo combattono dall'interno per renderlo migliore.
ma, ripeto, poche righe non bastano.
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