La narrativa trav di Angela Ingrid: esperienze personali e non.

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AnnaPaola56
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Re: La narrativa trav di Angela Ingrid: esperienze personali e non.

Messaggio da AnnaPaola56 »

angelaingrid ha scritto: giovedì 7 marzo 2024, 22:01
virgolette ha scritto: giovedì 7 marzo 2024, 0:11 la Ferilli ucciderebbe per dei polpacci come i tuoi !
Peccato solo l'abito pieno di grinze, una vera donna non sarebbe uscita di casa senza averlo prima stirato...
: Chessygrin :
Che te devo dì fija mia... quanno metti l'abbiti nei borsoni e poi ce fai 500 km, questo ed artro.
Beato chi s'o fa, ir sofà.
: Chessygrin :

Mi hai strappato una risata, mi ci voleva :D

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Sabina87
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Re: La narrativa trav di Angela Ingrid: esperienze personali e non.

Messaggio da Sabina87 »

angelaingrid ha scritto: giovedì 7 marzo 2024, 22:01
virgolette ha scritto: giovedì 7 marzo 2024, 0:11 la Ferilli ucciderebbe per dei polpacci come i tuoi !
Peccato solo l'abito pieno di grinze, una vera donna non sarebbe uscita di casa senza averlo prima stirato...
: Chessygrin :
Che te devo dì fija mia... quanno metti l'abbiti nei borsoni e poi ce fai 500 km, questo ed artro.
Beato chi s'o fa, ir sofà.
Eeeeekkkkk whaaaat the f*****k
Orrore e sacrilegio!
Ma nessuna Donna metterebbe mai i suoi vestiti in un… borsoneee !
Ho letto bene?

È una cosa terrificante e le grinze sui vestiti sono la giusta punizione, Angela.

(Dai, sto scherzando!)


Comunque io non viaggio mai con meno di due valigie e pure piuttosto grandi.

Baci
S.
Io sono sempre stata come sono
anche quando non ero come sono
e non saprà nessuno come sono
perché non sono solo come sono

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Re: La narrativa trav di Angela Ingrid: esperienze personali e non.

Messaggio da angelaingrid »

Adesso un momento di narrativa pura, nessun cenno autobiografico, solo tante situazioni che noi conosciamo benissimo.

IL BAULE DELLA NONNA

Edward era giunto da qualche giorno nella sua nuova casa. In realtà la conosceva bene, perché da bambino ci era stato moltissime volte, ospite della nonna Edwina, che adesso gliel’aveva lasciata in eredità. Lui si sentì grato e contentissimo di ciò.
Decise di perlustrare la soffitta, che si ricordava bene. Spalancò la porta con un cigolio lamentoso, lasciando filtrare una flebile luce attraverso le fessure polverose. L'atmosfera era impregnata di un'aria densa di ricordi e di segreti antichi e, mentre salì la scala di legno, il cuore gli batteva per l'emozione, ricordandosi di quando, bambino, giocava all’esploratore in quei locali dando la caccia ai fantasmi che immaginava abitare lì dentro.
Giunto in cima, il giovane Edward spostò con cautela una vecchia scatola di cartone piena dei suoi fumetti che leggeva da bambino (la nonna li aveva conservati!), scoprendo così un polveroso baule dimenticato. La sua curiosità si accese come una fiamma nel buio, e con gesti affrettati si chinò verso il vecchio baule, la polvere danzante come stelle intorno a lui.
Con un sospiro, Edward sollevò il coperchio, rivelando un mondo di eleganza e di mistero. Gli abiti, attorcigliati in un morbido abbraccio di tessuti preziosi, sembravano sussurrare storie di un'epoca ormai lontana. C'erano tailleurs impeccabili, camice di seta ornate di ricami delicati, sottovesti in pizzo, cappotti avvolti in pelliccia morbida come le carezze di un amante.
Ma non erano solo gli abiti a catturare l'attenzione di Edward. Il baule era un tesoro di accessori preziosi: borse di raso ricamate, occhiali da sole che riflettevano luce immaginaria, bellissimi guanti femminili, gioielli scintillanti come stelle cadenti, cappelli dalla tesa larga, scatole di belle scarpe nere di vernice, col tacco nella moda di anni passati. E in un angolo, accanto a un piccolo specchio incorniciato d'oro, giacevano delle parrucche, lunghe ciocche di capelli che sembravano aspettare solo di essere indossate. Sapeva che sua nonna da giovane era stata molto bella.
Un profumo sottile, un miscuglio di fiori appassiti e di memorie lontane, si levò nell'aria quando Edward si chinò per esplorare meglio il contenuto del baule. Era come se quegli abiti avessero atteso anni, forse decenni, di essere ritrovati, pronti a rivivere attraverso di lui le glorie di un'epoca passata.
Con mano tremante, Edward afferrò uno degli abiti, sentendo il tessuto scivolare tra le dita con una delicatezza che sembrava quasi tangibile. E in quel momento, in mezzo alla polvere e alla luce fioca della soffitta, si sentì rapito da un senso di meraviglia e di scoperta che gli fece dimenticare il mondo esterno. Abiti che parlavano di tempi passati, visti al cinema: meravigliosi anni ’40 e ’50.

Dopo aver trascorso giorni a riflettere sul baule e sul suo contenuto, Edward non poteva più ignorare l'attrazione irresistibile che lo spingeva verso di esso. Così, decise di portarlo giù dalla soffitta e di esplorarne il contenuto più da vicino.
Con non poca fatica, trascinò il baule fino alla camera da letto accanto alla sua, il cuore che batteva all'impazzata. Una volta lì, aprì nuovamente il coperchio e lasciò che la luce del giorno illuminasse il tesoro al suo interno.
La stessa sensazione di meraviglia e di incanto lo pervase di nuovo mentre esaminava gli abiti e gli accessori, ma questa volta era diversa. Non c'era più solo la curiosità di un momento fugace, ma la consapevolezza crescente di un desiderio nascosto che stava per essere soddisfatto.
Con un sorriso giocoso, Edward prese uno degli abiti più eleganti e si diresse verso l’alto specchio. Le sue mani tremavano leggermente mentre, come in trance, si spogliava dei suoi vestiti maschili e indossava il tessuto morbido e femminile dell'abito, sentendolo aderire alla sua pelle con una dolcezza che lo fece sobbalzare.
E poi, il momento della verità: guardandosi nello specchio, osservò il riflesso di una persona che sembrava estranea e familiare allo stesso tempo. Il cuore gli martellava nel petto mentre si vedeva sotto una luce completamente nuova, i lineamenti maschili trasformati dalla magia degli abiti.
Una sensazione di liberazione e di potenza lo investì improvvisamente, come se avesse finalmente trovato una parte di sé che aveva sempre desiderato esprimere ma che aveva nascosto per troppo tempo. E in quel momento, Edward capì che non avrebbe più potuto tornare indietro né gli interessava farlo: aveva aperto una porta verso un mondo di possibilità che non avrebbe mai immaginato esistesse e, come Alice, decise che questo nuovo mondo misterioso doveva essere esplorato.
Mentre Edward continuava a esplorare il mondo segreto dei vestiti e degli accessori nel baule della nonna, una strana idea cominciò a germogliare nella sua mente. L'idea lo colse di sorpresa, ma non poté resistere al fascino della sfida. Così, con una risata giocosa, decise di fare un piccolo passo audace: avrebbe esplorato il mondo della femminilità, sia pure nell'intimità delle sue mura domestiche.

Con entusiasmo crescente, Edward si immerse nel ruolo, esplorando con curiosità ogni aspetto della sua nuova identità. Il primo passo fu una visita alla profumeria locale, dove si sentì un po' impacciato tra gli scaffali di prodotti colorati e profumati. Con una timidezza che si mescolava alla sfrontatezza, si avvicinò al banco del trucco e cominciò a esaminare i vari prodotti con occhi avidi di conoscenza. Fondotinta, cipria, ombretti, fard, matite, smalti: ogni nuovo prodotto sembrava promettere un mondo di possibilità e di trasformazione.
Con una risolutezza che lo sorprese, Edward fece i suoi acquisti e tornò a casa, disinteressato degli sguardi delle commesse ma solo desideroso di mettersi alla prova. Con gesti delicati ma sicuri, dapprima si depilò, poi cominciò a truccarsi, seguendo i consigli che aveva letto online e lasciandosi guidare dalla propria intuizione. Poi seguì di nuovo il rito della vestizione e infine pettinò una bella parrucca di capelli veri e la indossò.
Il risultato lo lasciò senza fiato: di fronte allo specchio, vide un'altra persona, una donna che era nata dalle sue stesse mani e dal suo stesso cuore. Con un sorriso radioso sulle labbra, Edward capì che non c'era nulla che non potesse fare, nessuna sfida che non potesse affrontare.
E così, con il passare dei giorni, continuò a esplorare il mondo della femminilità con gioia che non conosceva limiti. Ogni nuovo make up, ogni nuovo abito, era un passo verso l'autenticità e la libertà di essere sé stessi, senza paura e senza rimpianti.

Passarono giorni, settimane e mesi. Edward continuò il suo viaggio di scoperta e di trasformazione con una curiosità e voglia di scoprire che non conosceva limiti. Ogni nuovo giorno portava con sé nuove sfide e nuove conquiste, e lui le abbracciava tutte con un coraggio e una grazia che lo sorprendevano ogni volta.
Le sfide non mancarono di presentarsi lungo il suo cammino: momenti di incertezza, di paura, di auto-giudizio misto a sensi di colpa che minacciavano di mettere in discussione la sua nuova identità. Ma ogni volta, Edward trovava la forza dentro di sé per superarle, per ricordarsi chi era veramente e per abbracciare la sua femminilità con tutto il cuore.
E così, giorno dopo giorno, la trasformazione di Edward divenne sempre più evidente, sia dentro che fuori. Prese sempre più confidenza col trucco, imparando nuove tecniche e sperimentando nuovi look con una gioia contagiosa. Provò gli abiti con una fiducia che cresceva di giorno in giorno, vedendo la sua nuova bellezza riflessa nello specchio con occhi nuovi.
Ma, più importante di tutto, Edward affrontò la vita con nuova determinazione, sapendo che non c'era nulla che non potesse fare, nessuna sfida che non potesse affrontare. Ogni giorno era un'avventura da vivere appieno, un dono da apprezzare con gratitudine e gioia.

E mentre guardava verso il futuro, Edward sapeva che non importava quali avventure lo aspettassero, quali sfide dovesse affrontare: aveva il suo baule e il suo fido specchio a casa sua, pronti a ricordargli chi era veramente e quanto era bello essere sé stessi. O sé stesse.
E così, con un sorriso luminoso sulle labbra e un cuore pieno di speranza, Edward si preparò ad affrontare il suo futuro con nuova determinazione e una gioia che non conosceva confini. Perché sapeva che il miglior regalo che avesse mai potuto ricevere era stato quello di trovare sé stesso (sé stessa?), nel posto più inaspettato e nel momento più straordinario della sua vita.
E, dopo tutto, Edwina era un bel nome.

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Re: La narrativa trav di Angela Ingrid: esperienze personali e non.

Messaggio da angelaingrid »

Non so se siete mai stati alle sfilate di carnevale. Andarci in versione femminile è una sensazione liberatoria e che raccomando a tutte voi che mi leggete. Ben lungi dall’essere una sorta di autoghettizzazione, è sempre un’esperienza che vale la pena vivere.
Entrare in quel mondo di colori, di costumi sgargianti e di maschere, è come immergersi in un altro universo, un luogo dove le regole convenzionali si dissolvono e la libertà diventa tangibile. Le sfilate di carnevale, tradizionalmente vissute come un momento di gioia e spensieratezza, si trasformano in un'occasione unica di esplorazione e liberazione.
Indossare abiti femminili in questo contesto è più che una trasformazione esteriore; è un atto di rivendicazione. Le strade si animano di risate e colori, e mi muovo tra la folla con un senso di leggerezza che raramente sperimento nella vita di tutti i giorni.

Decisi di immergermi completamente nell'atmosfera festosa della sfilata dei carri a Viareggio. È un evento che suscita in me una sorta di fascino senza tempo, un'attrazione irresistibile per il suo mix unico di colori, musiche e creatività. La città risplende di energia mentre le strade si riempiono di persone entusiaste, pronte a lasciarsi trasportare dall'incanto dei carri allegorici sul viale a mare.
Gli occhi si riempiono di meraviglia di fronte alla maestria degli artisti che hanno dato vita a queste imponenti opere d'arte. Ogni carro è un capolavoro di ingegno e abilità, una celebrazione della fantasia umana. E io, avvolto nell'anonimato di una folla festante, mi sento libero di essere me stesso/a, di abbracciare senza riserve il mio desiderio di esplorare la mia identità attraverso i panni di una donna.

I luminosi anni '80, un'epoca di spensieratezza e di slancio creativo, erano come un rifugio dalla tensione della Guerra Fredda, un'era in cui un'atmosfera di ottimismo permeava ogni aspetto della vita quotidiana. Nonostante le minacce persistenti nel mondo, una sorta di incoscienza gioiosa dominava il panorama culturale e sociale.
In quegli anni, il mondo sembrava danzare al ritmo di nuove tendenze e di una frenesia innovativa. La musica pulsante (non sempre eccelsa, a dire il vero), le vesti sgargianti e le idee avanguardiste si intrecciavano per creare un'atmosfera di libertà e di possibilità illimitate. Era un'epoca in cui sognare non era solo permesso, ma incoraggiato, e io mi sentivo parte di quel movimento di liberazione e di esplorazione.

Decisi di partecipare alla sfilata vestito da donna. In quel momento, il nome Angela non aveva ancora preso forma nella mia mente, ma la sua assenza non rappresentava per me una privazione. Ciò che contava davvero era l'opportunità di esprimere liberamente la mia autenticità, di abbracciare quel lato di me che cercava di emergere, indipendentemente da nomi e etichette.
Con cura meticolosa, mi dedicai al trucco, cercando di creare un'immagine che rispecchiasse la mia visione interiore di femminilità. Con leggera maestria, stesi il fondotinta, seguendo la trama della mia pelle con delicatezza. La cipria, leggera come un soffio, donò alla mia pelle un'aria radiosa e levigata.
Le labbra, simbolo di sensualità, presero forma sotto il pennellino, contornate con precisione e poi riempite con un rossetto delicato ma vibrante. Lo sguardo venne accentuato con abilità dal kajal lungo la linea delle ciglia, donando profondità allo sguardo, mentre le ciglia finte, come piccole ali, sollevarono e incorniciarono i miei occhi.
L'ombretto creò illusione di profondità e mistero, mentre un leggero tocco di fard accarezzò le mie guance, regalando loro delicata vivacità. Il mio viso, così trasformato, rifletteva ora non solo la luce esterna, ma anche la luce interiore di chi finalmente si sentiva sé stesso.

Indossai con cura il mio completo chiaro, sentendo il tessuto scivolare delicatamente sulla pelle. Le scarpe col tacco alto, sinonimo di eleganza e femminilità, completarono il mio look con grazia e sicurezza. Infine, la mia parrucca riccioluta lunghissima, biondo cenere con meches, fedele compagna di tante avventure, scivolò sul mio capo, portando con sé un'aura di mistero e di bellezza. E così, completamente trasformato, mi guardai allo specchio e vidi non più il riflesso di un uomo travestito da donna, ma la manifestazione più autentica di me.
Indossai con cautela il mio cappotto, stringendolo intorno a me per proteggermi dal freddo pungente di febbraio. Nonostante il calore dei miei abiti, un brivido di ansia mi attraversò mentre afferravo la borsa a tracolla e mi preparavo ad uscire di casa, dandomi del cretino perché alle due di pomeriggio e in pieno sole c’era il rischio che qualcuno dei vicini mi vedesse così conciato. Ero consapevole del rischio di essere scoperto, e questo pensiero mi riempiva di dubbi e di timore.
Da dietro il cancello di casa mia scrutai con apprensione le finestre e i terrazzi delle case circostanti, sperando di non incrociare lo sguardo curioso di qualche vicino. Restai immobile per un lungo momento, come se il tempo si fosse fermato, prima di decidere che era il momento di partire.
Montai a bordo della mia Mini con un senso di determinazione mescolato a un pizzico di paura. Il sole splendeva alto nel cielo, proiettando raggi luminosi che danzavano sul parabrezza. Gli occhiali da sole, piccolo scudo di protezione, mi conferivano una parvenza di anonimato, un illusorio velo di invisibilità che mi dava un po' di sicurezza mentre mi incamminavo verso l'avventura che mi attendeva a Viareggio.

Dopo un viaggio ricco di riflessioni in autostrada, finalmente raggiunsi Viareggio. Il pagamento al casello fu un'altra piccola sfida da affrontare, un dettaglio che non avevo considerato nella mia pianificazione (a quei tempi i pagamenti erano solo in contanti e ad un operatore). Tuttavia, con un sospiro di sollievo, superai anche questo ostacolo con buona faccia tosta e mi diressi verso il cuore della festa.
Parcheggiai l’auto poco fuori, vicino alla pineta, e intrapresi il breve cammino verso il lungomare dove si svolgeva la sfilata annuale dei carri. Ogni passo che mi avvicinava al luogo dell'evento era carico di eccitazione e di anticipazione, mentre la folla colorata e festante si riversava per le strade circostanti.
Per aumentare il mio senso di sicurezza e tranquillità, decisi di fare una breve sosta in un negozio aperto lungo il percorso. Lì, mi procurai una mascherina per gli occhi, bianca con i bordi di pizzo nero, un dettaglio aggiuntivo che mi conferiva un'aura di mistero. Nessuno sembrò prestare attenzione a me mentre procedevo con l'acquisto del biglietto e il pagamento (nemmeno lo stesso bigliettaio). Era come se fossi diventato invisibile, un semplice spettatore anonimo in mezzo alla folla frizzante e allestita per la festa.
Con un senso di sollievo e di eccitazione crescente, mi immersi immediatamente nella folla, mescolandomi tra la calca festante come una goccia nell'oceano. Il mio travestimento sembrava perfettamente integrato nell'atmosfera vivace e colorata del carnevale, e nessuno sembrava notare il mio travestimento e, anche se l’avesse fatto, era pur sempre carnevale, no?

Mi sentivo come un attore (attrice?) sul palcoscenico di una commedia, camuffato dagli abiti e dal trucco, pronto a interpretare il mio ruolo nel grande spettacolo della vita. Ogni tanto, una manciata di coriandoli colorati mi raggiungeva, un gesto di festa e di allegria che non faceva altro che aumentare il mio divertimento. Anche se alla fine della serata avrei passato un'eternità a liberare i riccioli della mia parrucca da quei piccoli frammenti di gioia lanciati nell'aria, non avrei mai rinunciato a quei momenti di gioia e di libertà per nulla al mondo.
Mentre passeggiavo lungo il lungomare di Viareggio, immerso nell'atmosfera vivace e incantata della sfilata dei carri, ammirai con occhi affascinati l'imponente bellezza dei carri allegorici. Ogni dettaglio era un capolavoro di creatività e di abilità artigianale, un tributo alla fantasia umana che lasciava senza fiato.
Tante piccole damine del ‘700 e immancabili cowboy e Zorro alti un soldo di cacio sciamavano intorno a me. Non solo bambini, ma anche molti adulti erano mascherati. Ogni tanto mi parve d’aver individuato qualche ragazzo travestito come me, solo che loro lo facevano in modo palese.
Le musiche kitsch e il frastuono della folla mi avvolgevano, creando un sottofondo sonoro che amplificava la magia dell'evento. In quel momento, mi sentivo parte di qualcosa di più grande di me stesso, parte di un'esperienza collettiva di gioia e di celebrazione.
Un brivido di eccitazione mi attraversò quando, tra la folla, scorsi qualche volto familiare proveniente dalla mia città natale di Livorno. Per un attimo, l'idea che potessero riconoscermi mi attraversò la mente, ma poi respinsi rapidamente quel pensiero. Era impossibile che qualcuno mi notasse, soprattutto con la mascherina di pizzo che nascondeva il mio volto.
E così, continuai a passeggiare tra la folla, immerso nel vortice di colori e di suoni, felice di essere parte di quella magia, anche se solo per un breve pomeriggio.
Con il termine del corso mascherato, le strade di Viareggio iniziarono a riempirsi di auto in fuga dalla frenesia del carnevale. Tuttavia, io decisi di prolungare il mio soggiorno, desideroso di assaporare ancora un po' quell'atmosfera magica che permeava il lungomare.

Mi lasciai trasportare dalla bellezza della passeggiata sul lungomare, ammirando il riflesso dorato del sole che si rifletteva sull'acqua del mare e osservando le vetrine dei negozi che si affacciavano sulla strada. Tra le tante vetrine, trovai un negozio di scarpe che aveva anche calzature palesemente destinate a crossdresser. L'idea di trovare delle scarpe adatte al mio travestimento mi intrigava, ma un'occhiata ai prezzi non esattamente popolari mi dissuase (150.000 lire negli anni '80... fate voi il conto).
Proseguii la mia passeggiata, consapevole che il vero tesoro di quella giornata non si trovava nelle scarpe costose di un negozio di lusso, ma nei momenti di gioia e di libertà che avevo vissuto tra la folla festante del carnevale.
Con il sole che cominciava a scendere sull'orizzonte del mare, decisi che era giunto il momento di tornare a casa. Mentre guidavo lungo la strada verso casa mia, riflettevo con soddisfazione sulla giornata appena vissuta.

Una volta tornato tra le mura familiari, la serata non era ancora conclusa. Mi immersi ancora una volta nel mondo femminile, provando altri abiti e lasciandomi trasportare dalla magia della trasformazione. Era come se ogni pezzo di stoffa fosse una porta verso una nuova dimensione di me stesso, una dimensione in cui non c'erano regole o restrizioni, solo la libertà di essere chi volevo essere.
E così, mentre il giorno lentamente si trasformava in notte, continuai il mio viaggio di scoperta e di esplorazione, consapevole che quella domenica sarebbe rimasta nella mia mente come una delle più divertenti della mia vita al femminile.
Era stata davvero una bella domenica, una di quelle che ti lasciano un sorriso sulle labbra e il calore nel cuore. Quel pomeriggio di domenica di febbraio avevo avuto proprio una bella idea.

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Re: La narrativa trav di Angela Ingrid: esperienze personali e non.

Messaggio da angelaingrid »

Per qualche novizia, timorosa di uscire, questo potrà essere utile, lo spero almeno.

Anche se oltre la soglia dei 30 anni, il mio aspetto mi faceva sembrare più giovane di quanto fossi in realtà. La differenza tra la mia età cronologica e quella percepita dagli altri raggiunse il suo apice intorno ai 37 anni, per poi gradualmente attenuarsi nel corso del tempo, anche se sempre presente. Pur avendo sperimentato l'esperienza di uscire vestita da donna in numerose occasioni, le mie avventure rimasero piuttosto limitate. Ad eccezione della sfilata a Viareggio, di cui probabilmente (SPERO!) avete letto il resoconto proprio qua sopra, Angela non si era mai immersa nella vita mondana.
Era giunto il momento di dare una svolta: il mio primo pensiero balzò immediatamente al famigerato locale Frau Marleen (scritto in maniera sbagliata, ma chissene) di Torre del Lago, da anni epicentro della movida trav/trans della mia zona. Era come se il destino mi stesse chiamando.

Era una fredda serata di gennaio, forse proprio l'Epifania, ed era sabato. Dopo aver telefonato al Frau (meglio essere sicuri), ottenuta conferma dell'evento, mi preparai per la grande uscita.
Vi risparmio l'elenco dettagliato degli abiti che indossai, tanto immaginerete facilmente: guepiere, imbottiture strategiche, calze, e così via. Ciò che non potete sapere è che optai per un vestitino nero corto (adoro mostrare le gambe, e quella sera speravo che sarebbero state apprezzate) e calzai due decolté nere con un tacco non troppo alto, credo 6 centimetri.
Mi ero già rasato, ma ne feci un'altra passata, facendo attenzione a non tagliarmi, avendo la pelle delicata, quindi coprii le sopracciglia con la colla stick, seguendo il trucco delle drag queen. Attesi che si asciugasse, poi stesi il cerone teatrale per coprirle completamente e poi le ridisegnai. Applicai poi abbondanti strati di fondotinta e cipria su tutto il viso, comprese le labbra, in modo da poterle ridisegnare quasi da zero con la matita, prima di applicare il rossetto. Aggiunsi poi fard sulle guance, ciglia finte, mascara, kajal e ombretto. Le solite unghie finte conferirono quel tocco di femminilità alle mie mani da maschiaccio.
Come tocco finale, indossai la mia parrucca preferita: lunga, riccia e biondo scuro con le meches. Orecchini, braccialetti e una collana completarono il mio look. Aggiunsi una pelliccia nera sintetica di finto non-so-che, forse visone, borsetta, portafoglio e rossetto per eventuali ritocchi, poi spruzzai un po' di profumo. Ero pronta a partire.
Essendo buio pesto e, per di più, con un lampione rotto proprio di fronte a casa mia, uscire non presentava alcuna difficoltà.
Arrivai al locale verso le 23 e qualcosa, trovandolo già con qualche avventore. Pagai l'ingresso, ricevendo in cambio il buono per una bevanda (io non tocco alcolici), lasciai la mia pelliccia al guardaroba e varcai l'ingresso del locale, tanto chiacchierato e atteso negli anni.
Ben lungi dal sentirmi autoghettizzata, vedevo invece questa serata come un semplice tentativo di far vivere un po' di vita sociale ad Ingrid. In quel periodo avevo abbandonato il nome Angela, presentandomi con il nuovo nome al Frau.

Il locale era noto per attirare una certa tipologia di avventuriere, e io, con la mia minigonna vertiginosa, rischiavo di essere scambiata per un’addetta ai lavori... avete capito bene che tipo di lavori. Ma questo non mi preoccupava affatto: con tutta quella gente mi sentivo al sicuro e non avevo certo intenzione di cedere a tentativi di approccio indesiderati.
Per un po', mi comportai come un gatto curioso; mentre il locale si riempiva di sorelline (e anche... "sorellone", diciamo le professioniste) e di ammiratori (sentivo anche qualche sguardo puntato su di me), mi misi a esplorare il locale. Le tre sale offrivano varie atmosfere: una per ballare, un salotto con divani, e il bar. La musica… vabbè, non ho mai amato la musica da discoteca, non mi piaceva quando poteva avere una valenza artistica ed era suonata da musicisti veri anche bravi, figuriamoci quando diventò tecnologica con il famigerato ùnz ùnz ùnz in 4/4 perenne. Feci finta di niente.
Mi sedetti da sola a un tavolino al bar, ma subito mi resi conto del rischio di essere avvicinata da qualche moscone desideroso di fare conquiste. Ma fortunatamente due sorelline, anche loro in minigonna, si avvicinarono e ci presentammo. Decisi di unirmi a loro e iniziammo a chiacchierare.
Accidenti, com'è facile fare nuove conoscenze, pensai. Si trattava di due ragazzi che studiavano a Pisa. Chiacchierammo a lungo e poi decidemmo di andare a sgranchirci un po' le gambe in pista, al ritmo della disco music degli anni '90, che come detto personalmente non amavo. Eviterò qualsiasi riferimento alle tendenze attuali, per amor del cielo.
Probabilmente vi state chiedendo come sia possibile ballare con i tacchi... beh, non è poi così difficile. Ovviamente bisogna aver imparato prima a camminarci, non ci piove, e poi a muoversi con eleganza... ma alla fine è una cosa più complicata da dire che da fare.

Ormai la festa era nel pieno del suo svolgimento, con la musica che rimbombava incessante. Io, al bar, avevo optato per una semplice Coca Cola, anche se qualcuno mi aveva gentilmente offerto qualcosa di più forte (ah no, grazie mille). Continuai a ballare con le mie nuove amiche, e presto si unirono altre ragazze al nostro gruppo. Un gruppetto di trans provenienti da Firenze si unì a noi e fu facile fare amicizia. Poi, via via, altre persone si aggiunsero al nostro cerchio, e così via, sempre più persone da incontrare e con cui ballare.
La serata proseguì in questo modo, alternando momenti di ballo a piacevoli chiacchierate. Quando finalmente la nottata volse al termine, ci fu una lunga serie di baci e abbracci che sembravano usciti da una scena di un film comico: quella che bacia quell’altra che bacia quell’altra ancora che bacia quella che ha già baciato prima che si ribacia con quell’altra. Alla fine, avevo collezionato ben 8 numeri di telefono... il che, considerando che all'inizio della serata non conoscevo nessuno, non era affatto male.
Uscii per fare ritorno a casa, già oltre le 3 del mattino, e nel parcheggio mi accolse un freddo... beh, diciamo semplicemente glaciale. L'umidità delle notti sulla costa toscana è proverbiale, penetra nelle ossa e non capivo se ero in Alaska, in Norvegia o in Islanda. Di sicuro non in Siberia; difficile che il regime mi avesse concesso di ancheggiare su tacchi a spillo in minigonna.

Arrivai a casa alle 4 del mattino, un orario che non avevo mai visto prima se non un paio di volte a Capodanno, ma ne è valsa assolutamente la pena: Ingrid aveva fatto il suo debutto in società, diciamo così. Mi ero divertita tantissimo, avevo fatto un bel po’ di moto (provate voi a ballare per tre ore!), e fatto nuove amicizie.
Molte di queste nuove amicizie sono rimaste tali nel tempo. Ho iniziato ad essere invitata a feste private a Pisa, che erano semplicemente riunioni tra amiche. Ci siamo divertite a chiacchierare, abbiamo sgranocchiato qualcosa, abbiamo giocato a giochi da tavolo e, in sostanza, ci siamo semplicemente godute la compagnia l'una dell'altra. Non c'erano alcolici, né sostanze stupefacenti - nemmeno tabacco - e nessuna situazione imbarazzante. Abbiamo anche esplorato altri locali, ed è stata un'esperienza davvero divertente e nuova per me.
Le mie serate al Frau non si esaurirono con quella prima volta; anzi, "la Ingrid" ("Ehi ragazze, è arrivata la Ingriiid!") divenne una presenza abituale nei sabati sera. Per la cronaca, nelle occasioni successive ho iniziato a mettermi del cotone negli orecchi: in questo modo la musica si faceva sentire lo stesso (purtroppo), ma almeno non causava sofferenza ai miei poveri timpani. E riuscivo anche a sentire quando qualcuno mi parlava.
È curioso come alcune di queste nuove amicizie, comprese quelle trans, siano ancora presenti nella mia vita tramite Facebook, dove scambiamo regolarmente chiacchiere varie. Una di loro, chiamiamola A., mi ha addirittura invitato a cena a casa sua a Roma, una volta che ero lì per altre faccende.
Una cosa buffissima che non dimenticherò mai riguarda proprio A. quando, dopo avermi vista settimane intere con minigonne, tacchi a spillo e trucco pesante, mi ha visto per la prima volta al maschile. Ero lì, a ballare su una piccola piattaforma, e lei arrivò. Io la vidi, ma lei non vide me. Le sue amiche le sussurrarono qualcosa all'orecchio e improvvisamente si voltò verso di me con gli occhi spalancati. Sembrava una scena tratta da un vecchio film comico Disney, sapete come quando Dean Jones o David Tomlinson sbarravano gli occhi con quelle facce buffissime… ecco, qualcosa del genere. Non dimenticherò mai la sua espressione, così come l'abbraccio che mi ha dato dopo quel momento.

Poi i tempi passano e le cose cambiano inevitabilmente, ma io continuo a ricordare con affetto quelle serate divertenti, assolutamente non trasgressive (e meno male!) e le amiche che ho trovato e che ancora oggi conservo. Sono ricordi preziosi che porto nel cuore.
Due soli appunti, peraltro doverosi.
Nonostante tutte le mie intenzioni, attiravo sempre un numero incredibile di maschi… non ho mai sospettato che potessero avere tutte quelle mani. Certe volte dovevano intervenire le mie amiche per tenerli a bada. Certo, se mi avvicinavano gentilmente quattro chiacchiere ce le scambiavo senza problemi, ma il succo era sempre quello: con me non c'era nulla da fare.
La seconda è la diretta conseguenza: contrariamente a quel che mi hanno sempre raccontato le varie sorelline su Facebook, io non ho MAI ricevuto non dico un’avance, ma nemmeno mezza parola, nemmeno un semplice ciao da parte delle numerose donne bio che frequentavano il locale.

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